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venerdì 17 luglio 2015
La sinistra e l'Europa
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timoteocarpita
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09:51
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Abbiamo visto tutti le file ai bancomat greci. Le hanno viste anche gli elettori di Grillo, Salvini e quelli che sono andati ad Atene in nome della difesa della “democrazia”. Che cosa resterà di loro? C’è chi malignamente li deride descrivendoli già divisi tra Tsiprioti e Varoufakiani, leader della neonata corrente intransigente che rimprovera al suo ex capo (di governo) di essersi arreso all’Europa delle banche e dei tecnocrati.
A mio avviso, invece, tutti coloro che, continua su l'Unità.tv | permalink
martedì 2 giugno 2015
Viva l'Italia sempre
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timoteocarpita
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09:48
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Quest'anno, per celebrare la nostra giovane Repubblica, merita segnalare questo doodle di Google.
Comunque l'emozione che scatena questa bandiera è sempre nuova e gigante. Auguri a tutti noi italiani!
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sabato 25 aprile 2015
25 aprile 1945-2015
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timoteocarpita
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09:01
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Ogni 25 aprile mi sale forte il ricordo e l'emozione per i tanti racconti di mio nonno Armando, che alla fine di quell'aprile del 1945 da poco era riuscito a tornare in Italia e riabbracciare sua madre e tutti i cari, familiari e amici.
Quest'anno, nel 70esimo anniversario della Festa della Liberazione, vorrei ricordare anche io perché la via centrale del mio paese è dedicata a Giovanni Becchetti. Nell'agosto del 1944, il primo sindaco di Assisi liberata, Romano Fabbri, e la sua giunta vollero ricordare(per sempre) che Giovanni Becchetti, nel giugno del 1922, era stato ammazzato da fascisti.
Non finiremo mai di ringraziare tutti coloro che in quegli anni difficilissimi hanno testimoniato e poi contribuito a liberare l'Italia, a partire da quelli che hanno perso la propria vita.
Il minimo resta sempre ricordare.
Viva l'Italia
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mercoledì 16 luglio 2014
La questione non più meridionale ma italiana. Che Renzi deve porre al centro.
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timoteocarpita
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13:17
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Su Patrioti.org ho scritto queste 4 righe.
Il 7 luglio scorso Banca d’Italia ha pubblicato un’analisi del’evoluzione della congiuntura territoriale, dell’attività produttiva, del mercato del lavoro e degli aggregati creditizi, relativa al 2013. Si tratta di uno dei tradizionali documenti di studio e aggiornamento che Banca d’Italia realizza periodicamente. Andando a vedere la diversa dipendenza delle macroaree dalle componenti della domanda, l’utilizzo dei fondi strutturali europei, il turismo, la ricchezza delle famiglie, cosa emerge? Nel 2013 il nostro Mezzogiorno si è allontanato ancora di più dal resto del Paese, o, se si preferisce, gli accenni di ripresa reale ci sono stati solo nel centro e nel nord. Appare banale e addirittura noioso continuare a parlare di un’annosa questione meridionale, ma tant’è.
Nel 2013 la disoccupazione nel centro nord ha toccato il 9,1%, nel sud il 19,7%. Il dato dei giovani under 29 mostra, rispettivamente, un 23 e un 43 per cento. Il PIL si riduce in tutte le zone del Paese, ma solo al Sud la riduzione è maggiore e rilevante rispetto al 2013. Nel Nord Ovest dal (-) 2,6% passa al (-) 0,6%; nel Nord Est dal (-)2,5 al (-)1,5; al Centro dal (-) 2,5 al (-)1,8. Nel merdidione, invece, si peggiora passando dal (-)2,9 del 2012 al (-)4% del 2013, contribuendo in negativo al dato nazionale. Le esportazioni sono rimaste stabili al Centro e hanno ricominciato ad aumentare al Nord, ma sono calate al Sud. I consumi si riducono in tutte le macroaree, comunque la diminuzione nel Mezzogiorno risulta relativamente maggiore. Così anche il settore dei servizi e delle costruzioni è lì che continua a soffrire di più. Inoltre, se è vero che la flessione dei prestiti bancari è stata meno forte nel Mezzogiorno, è anche vero che al Centro e nel Nord Ovest le imprese hanno fatto maggior uso di emissioni obbligazionarie. E poi i prestiti alle famiglie hanno fatto registrare un aumento di contrazione soprattutto al Sud.
Questo Governo, il primo esecutivo Renzi, deve intestarsi una battaglia seria e mirata per riagganciare il nostro mezzogiorno, facendo seguire, per la prima volta dall’Unità d’Italia, alle parole fatti concreti. Non si tratta di essere piò o meno appassionati di meridionalismo, piò o meno ancorati ad una tradizione radical e chic, i cui risultati sono evidentemente opinabili. Qui è davvero in gioco il futuro dell’Italia sistema Paese, che non può più permettersi di essere una nazione tanto eterogenea. La vecchia vulgata, magari valida per il secolo e il millennio scorso, di un nord industriale e motore principale che “importava” il carburante necessario dal sud, in termini di manodopera oltre che di domanda di beni di consumo, non può più reggere. L’Europa e il mondo sono completamente cambiati. Il nostro meridione si è profondamente impoverito, oltre al fatto che le teste e le braccia non si fermano più all’interno del caro triangolo industriale, ma vanno oltre, spesso neanche ci passano finendo in altri continenti via aereo.
Gli italiani non ne possono più di avere pressione fiscale svedese, in assenza di uno stato sociale svedese”. La linea è “più coordinamento di politiche fiscali e più riforme strutturali nei Paesi…Le soluzioni possono essere diverse, ma la sostanza è di tipo statunitense: stati nazionali in equilibrio di bilancio, federazione – in questo caso Ue – che fa politiche espansive anticliche, quando ce n’è bisogno”. A questa ottima impostazione generale sottolineata in una recente intervista dal viceministro all’Economia, Enrico Morando, devono seguire altrettanto ottime declinazioni della stessa in misure concrete. Entro la fine di questo anno domini 2014, non solo per la coincidenza col semestre europeo a presidenza italiana, ma perché pare davvero che l’avvio del processo di “unificazione economica” d’Italia non possa più attendere.
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giovedì 6 febbraio 2014
Lo scontro Letta-Renzi giova all'Italia tutta (pure al M5S)
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timoteocarpita
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14:33
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"Trappolone" sì o "trappolone" no? Questa, in estrema sintesi, è la domanda che i principali quotidiani italiani mettono nella testa dei propri lettori. Se Renzi si mette al posto di Letta il sindaco di Firenze si brucia. Sì, no, forse, sicuro, magari. Leggendo i giornali stamattina si intuisce che è definitivamente partita la guerra al retroscena più cliccato (e magari letto) sui rapporti e sul futuro incrociato di Letta e Renzi. Tralasciamo, qui, il banale argomento da talk show serale secondo il quale gli italiani, oltre a non mangiare la legge elettorale, non mangiano neanche le chiacchiere su premier e segretario Pd.
I problemi degli italiani sono altri, verissimo.
Ad ogni buon conto la dinamica che si sta sviluppando tra i due toscani del Pd deve
apparire di una qualche rilevanza a quanti credono ancora nell'Italia. Perché? Non per
motivi ideologici, di parte, ma per un semplice ragionamento di buon senso. Dall'altra
parte si potrebbe ipotizzare una "lotta" speculare tra Alfano e Toti? Meglio di no, perché
forse dovremmo aggiungere anche un Salvini. Ed oggettivamente quest'ultimo sarebbe
l'unico legittimato ad esserci, visto che è l'unico che si è fatto votare almeno dai propri
compagni di partito e là dove sta non è stato messo da Berlusconi. Se uno crede ancora
nell'Italia, deve seguire, volente o nolente, la dinamica Letta-Renzi, e sperare che trovi
una qualche evoluzione dignitosa. Non per il centrosinistra, ma anche perché sia di
ulteriore stimolo per il centrodestra (che forse non deve copiare solo le primarie), oltre
che di contenimento coi fatti degli "sfoghi" del M5S. Dunque per tutta la politica italiana.
Se uno crede ancora nell'Italia è costretto a credere nella politica tutta. Nessuno
schieramento escluso. E, ad oggi, la ricostruzione doverosa della credibilità della
politica italiana ricade principalmente sulle spalle dei due toscani democratici.Matteo Renzi incalza il PresDelCons da quasi due mesi, da quando è stato eletto, non nominato, segretario del suo partito col voto di 3 milioni di italiani. Come lo fa? Ci prova convocando anche più di una segreteria a settimana alle 7.30 di mattina, durante le quali si parla e si stabiliscono linee politiche, oltre che su legge elettorale e riforme costituzionali su titolo V e Senato, sul lavoro, sulla scuola, sulla giustizia. Temi che qualche problema degli italiani provano ad affrontarlo e addirittura, a detta di Renzi, così si propongono addirittura delle soluzioni concrete. Non è niente di trascendentale. Si tratta di un'attività di partito, la più importante per un partito e allo stesso tempo più vicina al principio di concretezza, che forse si era dimenticata negli ultimi anni. Quindi Renzi deve prendere il posto di Letta e ci riuscirà attraverso un piano tipicamente "da palazzo", che prevedrebbe collocare Prodi al Quirinale risarcendolo delle 101 coltellate ricevute lo scorso Aprile? Ma farebbe come D'Alema che arrivò a Palazzo Chigi senza la famosa legittimazione elettorale e ciò non aumenterebbe la sua popolarità, anzi. Però è vero che oramai è svanita la possibilità di elezioni in primavera, appena incassata la nuova legge elettorale Napolitano imporrà a Letta di proseguire e bloccherà qualsiasi sommovimento. Questo, in breve, viene raccontato sui giornali di cui sopra.
Di certo la attuale instabilità è stata causata dai risultati delle scorse elezioni politiche di febbraio. Dunque, volendo rintracciare dei colpevoli, i primi responsabili, più degli italiani che hanno votato (e non votato), sono coloro i quali hanno condotto e si sono "scontrati" nella scorsa campagna elettorale. E allora ricordiamo che Renzi era lo sconfitto delle primarie 2012 vinte da Bersani, che invece era candidato premier oltre che segretario del Pd. Il suo vicesegretario era Enrico Letta.
È altrettanto certo che Renzi non può più mostrare il fianco a chi gli rimprovera di fare il segretario del principale partito di maggioranza e anche del principale partito che rintuzza il governo. Il carrozzone che lo ha sostenuto al congresso/primarie non può scomparire, ma deve diventare intimamente e convintamente renziano. "Ci pensi Letta" a fare il rimpasto del governo sta diventando una barzelletta. Se non vuole che suoi uomini e donne di fiducia si brucino in un governo Letta bis deve dire "non voglio bruciare i miei. Io farò il secondo mandato a Firenze e se Letta non fa le cose deve andare a casa, non in Europa a fare il commissario europeo". Deve mantenersi chiaro e quindi forte. Altrimenti diventa "l'ebetino" davvero. Proprio Renzi. I due toscani se sono arrivati dove sono arrivati una qualche qualità ce l'hanno. Non dovrebbero fare i "bischeri" evitando così che i sondaggi degli ultimi giorni diventino realtà e con numeri ancor più alterati. Non devono fare i "bischeri", ossia i "se noi dovremmo" che i grillini urlano in tv devono mantenerli come cane da guardia della democrazia. Non possono mandarli al governo. Per l'Italia.
Ne trarrà giovamento anche il tanto vituperato Movimento Cinque Stelle, che sarà costretto a misurarsi finalmente sulla capacità di cambiare davvero le cose per gli italiani e dunque a far emergere non più faccine ma teste. Ciò su cui si sta già scontrando Renzi nel suo Pd. Intanto è passato un anno da quando il M5S è arrivato in massa in parlamento. Personalmente non mi sorprese tale evento e continuo ancora oggi a bollarlo come molto positivo. Ma adesso, appunto, un altro anno è passato. Bisogna fare, lo sa anche Crozza...E per fare purtroppo non basta decidere di andare dalla Bignardi e in tutte le altre "4 chiese" televisive. Moltissimi dei parlamentari di Grillo appaiono persone che vogliono bene a questo Paese e a chi li ha votati pur non conoscendoli. Che prima o poi li deve rivotare. Nemmeno i parlamentari di Grillo e Casaleggio faranno i "bischeri". | permalink
giovedì 17 marzo 2011
Auguri all'Italia
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timoteocarpita
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06:56
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Preferisco questa canzone alla consumata e bellissima Viva l'Italia di De Gregori.
Oltretutto aiuta a ricordare l'ultimo messaggio di Monicelli...una rivoluzione
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domenica 29 agosto 2010
Umiltà e gratuità
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timoteocarpita
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14:29
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Confesso che stamattina sono stato colpito dal collegamento tra vangelo, omelia e situazione storica come molto raramente mi è capitato (questo mi obbliga a scrivere questo post prima che venga festeggiato ufficialmente l'inizio di attività di questo blog).
«...Quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti...»
Umiltà e gratuità: l'Italia ne ha un bisogno massiccio. Oggi, infatti, ospitiamo l'umiltà di un dittatore (della gratuità del suo "viaggio di amicizia" è meglio non parlare) | permalink
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