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giovedì 23 luglio 2015
Sulle tasse sarà facile per Renzi fare meglio di Berlusconi
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timoteocarpita
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14:09
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“Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Erano i tempi in cui nei talk show per “appassionati” di politica trovavi sempre Bocchino e Bonaiuti, per citarne due. I temi all’ordine del giorno erano processi e frequentazioni varie del premier di allora. Al Governo c’erano Berlusconi e Tremonti e sembravano inamovibili. Al solo pensarci rabbrividisco, rispetto alla profondità e la rilevanza dei temi che da mesi sono stati imposti all’agenda del paese. Sembrano passati decenni, ma parliamo di non più di quattro anni fa. Dopo venti anni di annunci persisteva ancora il mantra delle tasse, di non aumentarle o addirittura di abbassarle.
Dunque, quando in un discorso di mezza estate del 2015 il premier di ora ha annunciato in pompa magna la sua “rivoluzione copernicana” del fisco, il pensiero associativo continua su l'Unita.tv | permalink
sabato 31 gennaio 2015
Sergio Mattarella e l'inizio della Quarta Repubblica
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timoteocarpita
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12:47
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C'era una volta chi faceva "accordicchi" segreti con Berlusconi e puntualmente si faceva "fregare" dall'ex cavaliere. Adesso c'è chi Berlusconi lo mette al suo posto in diretta streaming. Ed era tutto chiaro da prima dell'inizio. Niente retro pensieri, niente schemi contorti e nascosti, tutto molto lineare. Ma per capirlo bisognava conoscere profondamente la Cultura del Ppi.
Questa vicenda offre anche la volta buona per non ascoltare più i tanti cialtroni, che oltre a tenere famiglia diventano sempre più mediocri. Quelli che hanno fracassato la pazienza di Giobbe con la litania del Patto del Nazareno e che adesso non sanno più cosa commentare. Ma se non subito, presto tutti capiranno cosa è successo stamattina con l'elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. Non è solo una sorta di rivincita storica e definitiva del popolarismo italiano sulla cultura più asfittica prodotta dalla sinistra italiana, non quella che ha espresso un Napolitano, per intendersi, ma quella della fgci degli anni settanta. Non a caso il popolarismo italiano, seppur avendo anch'esso qualche elemento non altissimo, ha prodotto l'attuale Presidente del Consiglio, mentre gli eredi del Pci, quelli che il Pd l'hanno sofferto e allo stesso tempo paradossalmente guidato dalla fondazione al 2013, non hanno uomini in grado di conquistarsi con serenità il voto degli italiani. E un motivo ci sarà, gli italiani non sono tutti evasori, brutti e cattivi.
A mio avviso, comunque, questa è la vittoria non del popolarismo "in senso stretto", ma di una cultura, di un approccio, che va anche oltre il Partito fondato da Luigi Sturzo nel 1919, che raggruppa tutti quelli per i quali, oserei dire, la politica non è tutto, e per questo riescono a porsi obiettivi utili all'Italia e a raggiungerli. In streaming, alla luce del sole. Gente di sinistra reale, insomma.
Anche se il Parlamento resta lo stesso, quello eletto nel 2013 dal trio Berlusconi-Bersani-Grillo (nessuno, infatti, farà cadere oggi il primo Governo Renzi), sempre a mio avviso proprio oggi comincia la Quarta Repubblica. La seconda "berlusconiana" e la brevissima terza delle "grandi intese" non esistono più o non sono mai esistite, a seconda dei gusti. La Quarta, invece, esiste e comincia da oggi. Nessun parlamentare vuole tornare al voto. La nuova certezza altrettanto forte è che Renzi le prossime liste, quando sarà ma nel breve periodo, le dovrà comporre in una maniera da Quarta Repubblica, ossia puntando davvero sul merito e non sulla fedeltà al capo.
È suo interesse, forse soprattutto in una condizione in cui non abbia nessun avversario di destra e/o centro in grado di contendergli la vittoria delle prossime elezioni. Governare è complicato, governare per fare l'interesse di tutti è ancora più difficile e complesso. Ovviamente anche se dovrà sudarsi la vittoria elettorale, gli serve la cosiddetta classe dirigente migliore possibile. E qui il meglio deve ancora venire.
Sul capolavoro dell'elezione di Mattarella, con cui ha davvero asfaltato una marea di gente, non solo politici, Renzi ha potuto contare solamente sulla sua capacità strategica e politica, movimentando da solo il parlamento (e i grandi elettori) di cui sopra. Per movimentare il popolo italiano alle prossime politiche, invece, non gli basterà solo la sua persona. Matteo lo sa. | permalink
giovedì 6 febbraio 2014
Lo scontro Letta-Renzi giova all'Italia tutta (pure al M5S)
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timoteocarpita
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14:33
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"Trappolone" sì o "trappolone" no? Questa, in estrema sintesi, è la domanda che i principali quotidiani italiani mettono nella testa dei propri lettori. Se Renzi si mette al posto di Letta il sindaco di Firenze si brucia. Sì, no, forse, sicuro, magari. Leggendo i giornali stamattina si intuisce che è definitivamente partita la guerra al retroscena più cliccato (e magari letto) sui rapporti e sul futuro incrociato di Letta e Renzi. Tralasciamo, qui, il banale argomento da talk show serale secondo il quale gli italiani, oltre a non mangiare la legge elettorale, non mangiano neanche le chiacchiere su premier e segretario Pd.
I problemi degli italiani sono altri, verissimo.
Ad ogni buon conto la dinamica che si sta sviluppando tra i due toscani del Pd deve
apparire di una qualche rilevanza a quanti credono ancora nell'Italia. Perché? Non per
motivi ideologici, di parte, ma per un semplice ragionamento di buon senso. Dall'altra
parte si potrebbe ipotizzare una "lotta" speculare tra Alfano e Toti? Meglio di no, perché
forse dovremmo aggiungere anche un Salvini. Ed oggettivamente quest'ultimo sarebbe
l'unico legittimato ad esserci, visto che è l'unico che si è fatto votare almeno dai propri
compagni di partito e là dove sta non è stato messo da Berlusconi. Se uno crede ancora
nell'Italia, deve seguire, volente o nolente, la dinamica Letta-Renzi, e sperare che trovi
una qualche evoluzione dignitosa. Non per il centrosinistra, ma anche perché sia di
ulteriore stimolo per il centrodestra (che forse non deve copiare solo le primarie), oltre
che di contenimento coi fatti degli "sfoghi" del M5S. Dunque per tutta la politica italiana.
Se uno crede ancora nell'Italia è costretto a credere nella politica tutta. Nessuno
schieramento escluso. E, ad oggi, la ricostruzione doverosa della credibilità della
politica italiana ricade principalmente sulle spalle dei due toscani democratici.Matteo Renzi incalza il PresDelCons da quasi due mesi, da quando è stato eletto, non nominato, segretario del suo partito col voto di 3 milioni di italiani. Come lo fa? Ci prova convocando anche più di una segreteria a settimana alle 7.30 di mattina, durante le quali si parla e si stabiliscono linee politiche, oltre che su legge elettorale e riforme costituzionali su titolo V e Senato, sul lavoro, sulla scuola, sulla giustizia. Temi che qualche problema degli italiani provano ad affrontarlo e addirittura, a detta di Renzi, così si propongono addirittura delle soluzioni concrete. Non è niente di trascendentale. Si tratta di un'attività di partito, la più importante per un partito e allo stesso tempo più vicina al principio di concretezza, che forse si era dimenticata negli ultimi anni. Quindi Renzi deve prendere il posto di Letta e ci riuscirà attraverso un piano tipicamente "da palazzo", che prevedrebbe collocare Prodi al Quirinale risarcendolo delle 101 coltellate ricevute lo scorso Aprile? Ma farebbe come D'Alema che arrivò a Palazzo Chigi senza la famosa legittimazione elettorale e ciò non aumenterebbe la sua popolarità, anzi. Però è vero che oramai è svanita la possibilità di elezioni in primavera, appena incassata la nuova legge elettorale Napolitano imporrà a Letta di proseguire e bloccherà qualsiasi sommovimento. Questo, in breve, viene raccontato sui giornali di cui sopra.
Di certo la attuale instabilità è stata causata dai risultati delle scorse elezioni politiche di febbraio. Dunque, volendo rintracciare dei colpevoli, i primi responsabili, più degli italiani che hanno votato (e non votato), sono coloro i quali hanno condotto e si sono "scontrati" nella scorsa campagna elettorale. E allora ricordiamo che Renzi era lo sconfitto delle primarie 2012 vinte da Bersani, che invece era candidato premier oltre che segretario del Pd. Il suo vicesegretario era Enrico Letta.
È altrettanto certo che Renzi non può più mostrare il fianco a chi gli rimprovera di fare il segretario del principale partito di maggioranza e anche del principale partito che rintuzza il governo. Il carrozzone che lo ha sostenuto al congresso/primarie non può scomparire, ma deve diventare intimamente e convintamente renziano. "Ci pensi Letta" a fare il rimpasto del governo sta diventando una barzelletta. Se non vuole che suoi uomini e donne di fiducia si brucino in un governo Letta bis deve dire "non voglio bruciare i miei. Io farò il secondo mandato a Firenze e se Letta non fa le cose deve andare a casa, non in Europa a fare il commissario europeo". Deve mantenersi chiaro e quindi forte. Altrimenti diventa "l'ebetino" davvero. Proprio Renzi. I due toscani se sono arrivati dove sono arrivati una qualche qualità ce l'hanno. Non dovrebbero fare i "bischeri" evitando così che i sondaggi degli ultimi giorni diventino realtà e con numeri ancor più alterati. Non devono fare i "bischeri", ossia i "se noi dovremmo" che i grillini urlano in tv devono mantenerli come cane da guardia della democrazia. Non possono mandarli al governo. Per l'Italia.
Ne trarrà giovamento anche il tanto vituperato Movimento Cinque Stelle, che sarà costretto a misurarsi finalmente sulla capacità di cambiare davvero le cose per gli italiani e dunque a far emergere non più faccine ma teste. Ciò su cui si sta già scontrando Renzi nel suo Pd. Intanto è passato un anno da quando il M5S è arrivato in massa in parlamento. Personalmente non mi sorprese tale evento e continuo ancora oggi a bollarlo come molto positivo. Ma adesso, appunto, un altro anno è passato. Bisogna fare, lo sa anche Crozza...E per fare purtroppo non basta decidere di andare dalla Bignardi e in tutte le altre "4 chiese" televisive. Moltissimi dei parlamentari di Grillo appaiono persone che vogliono bene a questo Paese e a chi li ha votati pur non conoscendoli. Che prima o poi li deve rivotare. Nemmeno i parlamentari di Grillo e Casaleggio faranno i "bischeri". | permalink
mercoledì 19 settembre 2012
Il surfista e il centravanti
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timoteocarpita
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11:26
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E dopo la discesa in camper, ora è il momento dell'amato surf. "Il surfista e il centravanti" è il titolo della rubrica di Gramellini di oggi su La Stampa. Banale sottolineare che si stratta di un titolo che questo blog e il sottoscritto li "fomenta abbestia", come si dice a Roma.
Ma, ancora di più, ci tengo a rimarcare che da molto tempo ho capito che si fosse sulla strada giusta, che 'sto sindaco di Firenze non fosse un fenomeno da baraccone. Da tempi non sospetti, prima di molti altri, e sopratttutto prima di qualunque "bandito in cerca ora di nuova verginità", rivendico di essermi semplicemente e coerentemente ritrovato per idee, passioni, e pure istinto. Senza mai averci spiccicato parola, solo molto recentemente e di sfuggita l'ho incontrato, ed è stata un'ulteriore conferma oltretutto di modi schietti e concreti.
Ok, buona lettura. E buon proseguimento...Augh!
Quando si alza, l’onda del disgusto sommerge tutti, tranne il surfista che ha il coraggio e il tempismo (doti che a Renzi non fanno difetto) di montarci sopra. | permalink
venerdì 14 settembre 2012
Dare il senso alla storia. Adesso!
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timoteocarpita
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da The Week
Da tempo avverto la necessità, singolare dirà qualcuno, di sottolineare aspetti della sinistra italiana che a me sembrano palesemente incoerenti, e per scelta della stessa sinistra italiana. Nessuno le ha ordinato di dire certe cose e poi far intendere il contrario, o addirittura dirlo.
A mio avviso, se ha ancora senso parlare di destra, sinistra e centro, di sicuro c’è oggi una necessità estrema di essere chiari, oltre che avere idee chiare da comunicare. Prima di tutto mi pare evidente che c’è bisogno di ridefinire in modo adeguato cosa si può o deve intendere oggi per progressisti (e socialdemocratici? Sarebbero avversi ai cosiddetti liberal? Come? Perchè? Si devono alleare con i “moderati”? E chi sono i moderati?).
Ma lasciando questi massimi sistemi ad altre occasioni e a sedi forse più appropriate, qualcosa si potrebbe chiarire già riflettendo su fatti più concreti. Prendiamo il caso Hollande. I pasionari della sinistra italiana si sono ritrovati e tutt’ora rivendicano l’appartenenza a quello che Hollande è riuscito ad affermare e su cui ha preso i voti. L’Hollande che in questi primi mesi di presidenza francese ha deciso di lavorare chiaramente in stretta collaborazione e abbracciando la visione di Mario Monti, non solo in chiave europea. Ma Hollande sta lavorando fianco a fianco con lo stesso Monti che gli stessi “sinistri” italiani non perdono occasione di attaccare e criticare alla base, per così dire, della sua piattaforma politico-culturale. Ciò avviene soprattutto al di fuori del Partito democratico, ma purtroppo anche all’interno del Pd. E’ davvero sostenibile qualcosa del genere? Fino a quale soglia?
Vado avanti con un altro esempio, l’ultimo in ordine cronologico e a me pare esemplare. Qualche giorno fa Vendola, quello che Bersani vuole far alleare con Casini per intendersi, è andato insieme ai famosi Bonelli, Diliberto, Di Pietro e Ferrero a depositare il referendum per l’abolizione dei punti della riforma Fornero che riguardano il celeberrimo articolo 18, quella riforma che il Pd ha votato in parlamento. Già molti prima di me hanno fatto notare che ciò rappresenta un problema, diciamo, se si vuole dire agli italiani di governare il paese insieme a Vendola. Io vorrei soffermarmi sull’utilità che tutto questo “teatrino” ha per la battaglia progressista. Dunque, quale sarebbe?
Il tutto mi risulta sostanzialmente insopportabile se poi uno legge e aggiunge alla matassa che è molto probabile(se non già scritto) che un Francesco Rutelli ritorni in un listone “democratico” alle prossime politiche. E banalmente si vocifera che proprio su questo si basa la candidatura di Tabacci alle primarie del centrosinistra.
Ad ogni buon conto è sul governo Monti(ha fatto macelleria sociale sì o no?), sulla agenda Monti per il futuro, che il Partito democratico in primis, volente o nolente, sarà costretto ad essere chiaro e credibile. E mi pare, adesso, definitivamente costretto, dopo quello che ci si aspettava che dicesse e che oggi a Verona ha detto Matteo Renzi. | permalink
venerdì 29 giugno 2012
Patria o Muerte
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timoteocarpita
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18:46
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Altro che moderati e progressisti! Come ho scritto qui questi hanno tutti indistintamente una paura fottuta di essere spazzati via. E allora giocano l'ultima carta: fare un cartello di potere da Fini a Vendola passando per Casini e la maggior parte degli "spifferi" del Pd. L'obiettivo è eliminare le primarie(già ufficializzate) e salvarsi tutti insieme appassionatamente. Ed è proprio una coalizione "Potemkin" del genere che consegnerebbe il paese alle destre populiste. Mi dispiace per chi non vuole capirlo, per gli ipocriti invece Tempo sarà galantuomo...
E' altrettanto evidente che per "noi" è Patria o Muerte. Col sorriso e a viso aperto, senza carrozzoni o cambiali da pagare, dunque molto più liberi... | permalink
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