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giovedì 6 febbraio 2014
Lo scontro Letta-Renzi giova all'Italia tutta (pure al M5S)
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timoteocarpita
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"Trappolone" sì o "trappolone" no? Questa, in estrema sintesi, è la domanda che i principali quotidiani italiani mettono nella testa dei propri lettori. Se Renzi si mette al posto di Letta il sindaco di Firenze si brucia. Sì, no, forse, sicuro, magari. Leggendo i giornali stamattina si intuisce che è definitivamente partita la guerra al retroscena più cliccato (e magari letto) sui rapporti e sul futuro incrociato di Letta e Renzi. Tralasciamo, qui, il banale argomento da talk show serale secondo il quale gli italiani, oltre a non mangiare la legge elettorale, non mangiano neanche le chiacchiere su premier e segretario Pd.
I problemi degli italiani sono altri, verissimo.
Ad ogni buon conto la dinamica che si sta sviluppando tra i due toscani del Pd deve
apparire di una qualche rilevanza a quanti credono ancora nell'Italia. Perché? Non per
motivi ideologici, di parte, ma per un semplice ragionamento di buon senso. Dall'altra
parte si potrebbe ipotizzare una "lotta" speculare tra Alfano e Toti? Meglio di no, perché
forse dovremmo aggiungere anche un Salvini. Ed oggettivamente quest'ultimo sarebbe
l'unico legittimato ad esserci, visto che è l'unico che si è fatto votare almeno dai propri
compagni di partito e là dove sta non è stato messo da Berlusconi. Se uno crede ancora
nell'Italia, deve seguire, volente o nolente, la dinamica Letta-Renzi, e sperare che trovi
una qualche evoluzione dignitosa. Non per il centrosinistra, ma anche perché sia di
ulteriore stimolo per il centrodestra (che forse non deve copiare solo le primarie), oltre
che di contenimento coi fatti degli "sfoghi" del M5S. Dunque per tutta la politica italiana.
Se uno crede ancora nell'Italia è costretto a credere nella politica tutta. Nessuno
schieramento escluso. E, ad oggi, la ricostruzione doverosa della credibilità della
politica italiana ricade principalmente sulle spalle dei due toscani democratici.Matteo Renzi incalza il PresDelCons da quasi due mesi, da quando è stato eletto, non nominato, segretario del suo partito col voto di 3 milioni di italiani. Come lo fa? Ci prova convocando anche più di una segreteria a settimana alle 7.30 di mattina, durante le quali si parla e si stabiliscono linee politiche, oltre che su legge elettorale e riforme costituzionali su titolo V e Senato, sul lavoro, sulla scuola, sulla giustizia. Temi che qualche problema degli italiani provano ad affrontarlo e addirittura, a detta di Renzi, così si propongono addirittura delle soluzioni concrete. Non è niente di trascendentale. Si tratta di un'attività di partito, la più importante per un partito e allo stesso tempo più vicina al principio di concretezza, che forse si era dimenticata negli ultimi anni. Quindi Renzi deve prendere il posto di Letta e ci riuscirà attraverso un piano tipicamente "da palazzo", che prevedrebbe collocare Prodi al Quirinale risarcendolo delle 101 coltellate ricevute lo scorso Aprile? Ma farebbe come D'Alema che arrivò a Palazzo Chigi senza la famosa legittimazione elettorale e ciò non aumenterebbe la sua popolarità, anzi. Però è vero che oramai è svanita la possibilità di elezioni in primavera, appena incassata la nuova legge elettorale Napolitano imporrà a Letta di proseguire e bloccherà qualsiasi sommovimento. Questo, in breve, viene raccontato sui giornali di cui sopra.
Di certo la attuale instabilità è stata causata dai risultati delle scorse elezioni politiche di febbraio. Dunque, volendo rintracciare dei colpevoli, i primi responsabili, più degli italiani che hanno votato (e non votato), sono coloro i quali hanno condotto e si sono "scontrati" nella scorsa campagna elettorale. E allora ricordiamo che Renzi era lo sconfitto delle primarie 2012 vinte da Bersani, che invece era candidato premier oltre che segretario del Pd. Il suo vicesegretario era Enrico Letta.
È altrettanto certo che Renzi non può più mostrare il fianco a chi gli rimprovera di fare il segretario del principale partito di maggioranza e anche del principale partito che rintuzza il governo. Il carrozzone che lo ha sostenuto al congresso/primarie non può scomparire, ma deve diventare intimamente e convintamente renziano. "Ci pensi Letta" a fare il rimpasto del governo sta diventando una barzelletta. Se non vuole che suoi uomini e donne di fiducia si brucino in un governo Letta bis deve dire "non voglio bruciare i miei. Io farò il secondo mandato a Firenze e se Letta non fa le cose deve andare a casa, non in Europa a fare il commissario europeo". Deve mantenersi chiaro e quindi forte. Altrimenti diventa "l'ebetino" davvero. Proprio Renzi. I due toscani se sono arrivati dove sono arrivati una qualche qualità ce l'hanno. Non dovrebbero fare i "bischeri" evitando così che i sondaggi degli ultimi giorni diventino realtà e con numeri ancor più alterati. Non devono fare i "bischeri", ossia i "se noi dovremmo" che i grillini urlano in tv devono mantenerli come cane da guardia della democrazia. Non possono mandarli al governo. Per l'Italia.
Ne trarrà giovamento anche il tanto vituperato Movimento Cinque Stelle, che sarà costretto a misurarsi finalmente sulla capacità di cambiare davvero le cose per gli italiani e dunque a far emergere non più faccine ma teste. Ciò su cui si sta già scontrando Renzi nel suo Pd. Intanto è passato un anno da quando il M5S è arrivato in massa in parlamento. Personalmente non mi sorprese tale evento e continuo ancora oggi a bollarlo come molto positivo. Ma adesso, appunto, un altro anno è passato. Bisogna fare, lo sa anche Crozza...E per fare purtroppo non basta decidere di andare dalla Bignardi e in tutte le altre "4 chiese" televisive. Moltissimi dei parlamentari di Grillo appaiono persone che vogliono bene a questo Paese e a chi li ha votati pur non conoscendoli. Che prima o poi li deve rivotare. Nemmeno i parlamentari di Grillo e Casaleggio faranno i "bischeri". | permalink
venerdì 14 settembre 2012
Dare il senso alla storia. Adesso!
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timoteocarpita
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da The Week
Da tempo avverto la necessità, singolare dirà qualcuno, di sottolineare aspetti della sinistra italiana che a me sembrano palesemente incoerenti, e per scelta della stessa sinistra italiana. Nessuno le ha ordinato di dire certe cose e poi far intendere il contrario, o addirittura dirlo.
A mio avviso, se ha ancora senso parlare di destra, sinistra e centro, di sicuro c’è oggi una necessità estrema di essere chiari, oltre che avere idee chiare da comunicare. Prima di tutto mi pare evidente che c’è bisogno di ridefinire in modo adeguato cosa si può o deve intendere oggi per progressisti (e socialdemocratici? Sarebbero avversi ai cosiddetti liberal? Come? Perchè? Si devono alleare con i “moderati”? E chi sono i moderati?).
Ma lasciando questi massimi sistemi ad altre occasioni e a sedi forse più appropriate, qualcosa si potrebbe chiarire già riflettendo su fatti più concreti. Prendiamo il caso Hollande. I pasionari della sinistra italiana si sono ritrovati e tutt’ora rivendicano l’appartenenza a quello che Hollande è riuscito ad affermare e su cui ha preso i voti. L’Hollande che in questi primi mesi di presidenza francese ha deciso di lavorare chiaramente in stretta collaborazione e abbracciando la visione di Mario Monti, non solo in chiave europea. Ma Hollande sta lavorando fianco a fianco con lo stesso Monti che gli stessi “sinistri” italiani non perdono occasione di attaccare e criticare alla base, per così dire, della sua piattaforma politico-culturale. Ciò avviene soprattutto al di fuori del Partito democratico, ma purtroppo anche all’interno del Pd. E’ davvero sostenibile qualcosa del genere? Fino a quale soglia?
Vado avanti con un altro esempio, l’ultimo in ordine cronologico e a me pare esemplare. Qualche giorno fa Vendola, quello che Bersani vuole far alleare con Casini per intendersi, è andato insieme ai famosi Bonelli, Diliberto, Di Pietro e Ferrero a depositare il referendum per l’abolizione dei punti della riforma Fornero che riguardano il celeberrimo articolo 18, quella riforma che il Pd ha votato in parlamento. Già molti prima di me hanno fatto notare che ciò rappresenta un problema, diciamo, se si vuole dire agli italiani di governare il paese insieme a Vendola. Io vorrei soffermarmi sull’utilità che tutto questo “teatrino” ha per la battaglia progressista. Dunque, quale sarebbe?
Il tutto mi risulta sostanzialmente insopportabile se poi uno legge e aggiunge alla matassa che è molto probabile(se non già scritto) che un Francesco Rutelli ritorni in un listone “democratico” alle prossime politiche. E banalmente si vocifera che proprio su questo si basa la candidatura di Tabacci alle primarie del centrosinistra.
Ad ogni buon conto è sul governo Monti(ha fatto macelleria sociale sì o no?), sulla agenda Monti per il futuro, che il Partito democratico in primis, volente o nolente, sarà costretto ad essere chiaro e credibile. E mi pare, adesso, definitivamente costretto, dopo quello che ci si aspettava che dicesse e che oggi a Verona ha detto Matteo Renzi. | permalink
venerdì 29 giugno 2012
Le primarie, l'ex(?) candidato Vendola
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timoteocarpita
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09:32
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(da The Week)
Io mi ricordo Nichi Vendola che si candidava per primo alle primarie del centrosinistra. All'epoca, 19 luglio 2010, erano primarie indefinite sia nel tempo che nello spazio, ma lui ci teneva ad essere il primo candidato, appunto.
Io mi ricordo NV che organizzava il raduno delle fabbriche di Nichi, sostanzialmente i suoi comitati elettorali sparsi per il territorio, che aprivano gruppi e pagine su fb, e facevano pure "opinione" e davano lavoro ai titolisti dei giornali.
Io mi ricordo NV che rilasciava interviste su interviste, rilanciando e ricordando a tutti che lui si candidava e sperava di non essere il solo. "Per sparigliare il centrosinistra". Insomma realizzare in Italia proprio quello che aveva realizzato in Puglia.
Ora, lo scorso 8 giugno, Pierluigi Bersani ha annunciato e ufficializzato che le primarie ci saranno, addirittura definendole "aperte". E non ha stabilito che saranno primarie di partito (come auspicava il suo sfidante in pectore Matteo Renzi), ma ha lasciato intendere che saranno di coalizione. Insomma un vero e proprio regalo per Vendola. Tutti abbiamo subito pensato: entro dieci secondi uscirà la dichiarazione del leader di Sel. E invece niente.
È dall'8 giugno che tutti attendono l'annuncio di Vendola che dice che lui si candida, che anche lui é un candidato in gioco. Invece, niente. Solo un po' di fumo, di "narrazione" senz'arrosto. Perché? Come mai non sta più forzando la mano di Bersani proprio ora, proprio adesso che è logico e legittimo?
Se ora non si candida più non si capirebbe davvero tutta la smania nel biennio appena passato. E soprattutto ci si chiederebbe perché, adesso, non reputi più politicamente necessario e/o conveniente "sparigliare". Che forse Bersani e il suo Pd siano diventati troppo "solidi" e non più scalabili? Oppure restano sempre molto scalabili ma risulta più conveniente accordarsi col segretario Pd in vista di elezioni politiche vere sempre più vicine? Oppure, qualcuno gli ha fatto notare che potrebbe levare tanti (troppi?) voti a Bersani, magari dando una mano a Matteo Renzi?
Ad ogni buon conto, gli aspetti curiosi della faccenda non finiscono qui e non riguardano solo Vendola.
Infatti, se anche il governo Monti superasse il caldo di ferragosto (cosa per la quale da queste parti si prega anche di notte), il recente annuncio del patto tra "moderati" e "progressisti" sembra aver fatto saltare qualsiasi primaria. Si tratta della soluzione per permettere a tutto il gruppo dirigente di "salvarsi", tutti insieme appassionatamente, sostituendo all'inno "Berlusconi dimettiti" lo spauracchio delle "destre populiste".
A proposito, gli oramai famosi "giovani turchi", sono pronti a farsi piacere gli ex berlusconiani Fini e Casini? E del "patto di sindacato tante volte denunciato" e che ora si arrocca nel partito, cosa pensano?
Ci auguriamo che Nichi Vendola stia solo limando al meglio l'intervista decisiva, l'ultima. L'intervista in cui annuncerà la sua candidatura all'interno di questa grandissima e magnifica coalizione che andrà dai già citati "reduci" Fini e Casini a lui medesimo. Uno "sparigliamento pazzesco". Come la corazzata Potemkin... | permalink
martedì 22 maggio 2012
Un blogger è in parlamento
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timoteocarpita
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15:34
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Da ieri sera abbiamo avuto, in diversi, la dimostrazione che non è mai un esercizio inutile. E non è stato un esercizio inutile.
Da ieri sera si festeggia, un traguardo è stato raggiunto, e quando lo si prefissò era oggettivamente impossibile per mezzi e contesto generale. Ma, appunto, non è mai un esercizio inutile.
Io, sinceramente, non trovo altre parole, adesso non ce l'ho. Mi fermo solo a pensare in silenzio da ieri pomeriggio appena sono libero da impegni non derogabili.
Intanto, qualcun altro ha scritto una lettera che tanto non sarei riuscito a scrivere con tanta precisione, e inserendoci tutto quello che serve per far capire la questione. E' la lettera di un amico ad un suo amico, due amici miei comunque.
Io aggiungo che "il meglio deve ancora venire". Non può che essere così, altro che "retorichette".
Ah, sarebbe stato interessante, ma sticazzi della top5 di quelli che rosicano... | permalink
lunedì 21 maggio 2012
Ballottaggi 2012, analisi a caldo.
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timoteocarpita
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16:49
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Che il Pdl sia sparito mi pare definitivo. La Lega che ha perso ovunque invece non diamola mai per morta. Comunque è stato eletto il candidato (la persona) migliore.
E poi, come dicono in diversi, il Pd ha vinto ovunque, ovunque giocava da solo, invece ha perso, e malissimo (Parma e Palermo, per non parlare dei comuni dove i candidati ex pd espulsi hanno vinto sul candidato ufficiale vedi Belluno) nei posti dove aveva un avversario più credibile...il rischio 1994 è ancora più confermato del primo turno. | permalink
mercoledì 9 maggio 2012
Il Pd e i suoi giovani
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timoteocarpita
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Da quello che ho trovato in rete i Giovani democratici hanno almeno 40mila iscritti. E li hanno fatti votare nel recente (primo) congresso che ha portato alla conferma del segretario Raciti. Come tutti sappiamo i Gd costituiscono la giovanile riconosciuta del Partito democratico. E stando a questi numeri, fino a prova contraria che non ho, sono la più grande organizzazione giovanile di partito presente in Italia. Ciò è indiscutibile. Come non si può discutere la leadership di Raciti, la cui mozione al congresso appena citato ha ottenuto l'83,2%. Una roba da paese satellite dell'ex Unione Sovietica. Alla luce di alcuni accadimenti, in ultimo i risultati delle amministrative di ieri, ritengo utile, e forse doveroso, provare a fare una sorta di "processo alle intenzioni". Mi spiego meglio. Per prima cosa provo a chiedermi perché un italiano tra i 14 e i 29 anni si iscrive ai Giovani democratici, e chi incontra sulla sua strada per compiere questa sua scelta. Poi, con le giuste approssimazioni, provo a domandarmi cosa produce questa azione, individuale e collettiva, nel partito di riferimento e quindi nella politica italiana. Esisterà qualche militante che si iscrive e poi non viene più chiamato a partecipare, se non per riempire moduli e "segreterie" (anche se non credo a loro insaputa)? Nel risponder(mi) a queste domande non riesco a evitare che alcuni dati e/o fatti inficino la mia risposta. Ad esempio l'83,2% di cui sopra. Oppure venire a sapere che i Gd vanno a fare campagna elettorale in Francia per Hollande (per carità, siamo tutti felici che abbia vinto un progressista), catalizzando l'attenzione che si rivolge loro su questo fatto, quando invece avrebbero potuto concentrarsi esclusivamente sulle amministrative italiane. Che so, fare squadra e dare una mano più consistente a Doria a Genova che per un soffio(e per la prima volta) non è riuscito a vincere al primo turno, o al giovane Ferrandelli a Palermo appoggiato anche questo dal Pd, o a L'Aquila a Cialente, o magari a Verona dove si sapeva che c'era un bisogno estremo di forze fresche, o, ancora, a Catanzaro al 28enne Salvatore Scalzo, nella Sardegna referendaria, nei piccoli comuni della costa ionica della Sicilia dove il Pd non mi pare sia molto radicato, a Monza dove Lega e Pdl scontano Trota e olgettine, o anche a Sarego (Vi) dove il M5S elegge il suo primo sindaco, a Parma dove andiamo al ballottaggio proprio col M5S, o magari anche a Lecce dove la destra ha già vinto col 64%. Parlando con miei coetanei, appunto italiani che rientrano tra i 14 e i 29 anni, nei luoghi e nelle sfere sociali più diverse, non riesco a capacitarmi di come si possa decidere di iscriversi ai Giovani democratici se non si ha una "passione" per la politica molto rilevante. E davvero non mi pare che sia una caratteristica molto diffusa. E forse proprio per questo, chi se la ritrova, finisce in buona fede per "accontentarsi di quello che passa il convento". Queste amministrative potevano essere l'occasione per cominciare a distruggere questa evidenza. Non mi pare che lo siano state. Però, personalmente, credo che non verrà buttato alle ortiche pure l'appuntamento del secondo turno. Il vero terzo polo, su scala nazionale, è il Movimento 5 Stelle: come ci ricorda il già citato ballottaggio di Parma, ad esempio. E il M5S appare costituito soprattutto da giovani con cui, volenti o nolenti, sarà il caso di cominciare dialogare, quantomeno per capire perché vanno dietro a Grillo. A Palermo... continua a leggere su qualcosa di Riformista | permalink
giovedì 8 marzo 2012
"Famolo solido" davvero. Impariamo almeno da Palermo
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timoteocarpita
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14:57
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Sbagliando si impara. E’ la prima espressione significativa che ti inculcano all’asilo. A quattro giorni dalle primarie di Palermo, però, il centrosinistra, e il Partito Democratico in particolare, ai miei occhi continuano a fregarsene: sia degli errori del passato da cui impare, sia del futuro nel quale, finalmente, evitarli.
Oramai siamo diventati tutti esperti di primarie palermitane, come ci è capitato per quelle milanesi a fine 2010, poi per quelle napoletane all’inizio dell’anno scorso, e un mese fa pure per quelle genovesi. Anche in questa occasione abbiamo imparato a memoria i nomi di tutti i candidati che si sono sfidati, comprese le cordate che stavano dietro ciascuno di essi.
La prima è Rita Borsellino, l’unica che pure a Bolzano si conosceva già da sabato. Anzi, forse è stato proprio un handicap che quella di Palermo per la Borsellino sia stata la sua quarta candidatura di fila nell’isola. Candidata presidente alla regione nel 2005, alle politiche nel 2008 con Sel, alle europee nel 2009 col Pd. Borsellino era sostenuta dalla cosiddetta alleanza di Vasto più Ferrero più Verdi.
Chi invece era uno sconosciuto fino a pochi giorni fa era Fabrizio Ferrandelli, uscito vincitore dalla Primarie con 158 voti di scarto sulla Borsellino. Ex Idv e consigliere comunale, ex figlioccio di Leoluca Orlando, è fuoriuscito dal partito di Di Pietro, portandosene, però, un po’ con sè. Ma i suoi sostenitori “pesanti” sono stati Cracolici e Lumia, i due uomini forti del Pd siciliano e creatori dell’accordo con Lombardo in regione. Quindi ha dietro un pezzo di Pd sicialiano importante, al quale malelingue più o meno informate, aggiungono un aiuto minimo dello stesso Lombardo. Insomma, Ferrandelli sarebbe stato ed è il candidato outsider che lotta contro “i vecchi” del centrosinistra, ma allo stesso tempo ha alcuni vecchi potenti che lo sostengono. Dicono, appunto, pure il presidente della regione che di sinistra non è. E’ il candidato perfetto.
Che Palermo e la Sicilia stiano anni luce avanti a qualsiasi Vasto, ce lo spiega Giuseppe Lupo. Deputato Pd in regione, unico big del partito siciliano a sostegno di Borsellino, si è fatto eleggere segretario regionale del Partito promettendo il non accordo con Lombardo. Poi però ha lavorato per l’accordo esterno e quindi per quello interno. Insomma uno della linea di Cracolici e Lumia, che però, come detto, hanno sostenuto Ferrandelli, e in quanto vincitori delle primarie chiedono addirittura le dimissioni di Lupo.
Torniamo ai candidati. Il terzo incomodo è stato Davide Faraone. Per la verità il deputato regionale Pd (provenienza Ds) è stato il primo a volere le primarie e a candidarsi. Era il 4 dicembre 2010. E su di lui abbiamo tutti imparato che è l’unico dei quattro candidati ad essere iscritto al Partito democratico anche se il Pd nazionale ha sostenuto Borsellino (Faraone ha denunciato anche finanziamenti del partito alla candidata non iscritta al partito).
Antonella Monastra, quarta classificata, è stata la candidata dei movimenti. Ex consigliere comunale, si è avvicinata alla politica proprio grazie a Rita Borsellino nel recente passato. Ha ottenuto più di 1700 voti e combattuto la sua onesta battaglia di idee senza troppo clamore. I veleni, le critiche, gli attacchi, infatti, non hanno riguardato Monastra nè prima, nè durante, ne in questo post primarie.
Tutto si continua a concentrare intorno agli altri tre. In breve, una rappresentante di lista di Ferrandelli è indagata in quanto è stato segnalato che avrebbe distribuito l’euro per votare alle primarie. E i carabinieri hanno trovato più di 50 certificati elettorali a casa sua. Leoluca Orlando, probabilmente il vero sconfitto del voto di domenica, in un’intervista a La Stampa non le ha mandate a dire e ha parlato di “primarie inquinate” e che ancora “tutto può succedere”. Lui stesso è ancora possibile che si possa candidare. Sempre, ieri, in serata, Rita Borsellino ha presentato ricorso ai garanti delle primariecontestando l’elezione di Ferrandelli. E pure la Procura ha aperto un’inchesta.
Faraone, invece, viene da una tre giorni di bombardamento tramite video di Striscia la Notizia. E’ accusato di aver chiesto voti di scambio ai soci di una cooperativa, in grande maggioranza ex carcerati. Faraone dice che lui stesso vuole, ovviamente, “vederci chiaro” nella video-inchiesta di Striscia. Ha dichiarato che comunque non hai mai chiesto nessun voto di scambio. Ma ha solo dato la sua parola che, se fosse diventato sindaco, avrebbe avuto modo di aiutare quelle persone socialmente deboli ad ottenere dei corsi di formazione, che li avrebbero aiutati a trovare un posto di lavoro.
Resta il dato oggettivo che Faraone, senza sponsor, grandi o piccoli, nè locali nè nazionali (se Renzi non è ancora leader nazionale), è riuscito ad ottenere poco più di 8000 voti (27,3%). Neanche 2000 voti sotto Ferrandelli e Borsellino. Mentre alla vigilia era dato tra il 5 e il 10%.
Ancora non si sa se, quattro giorni dopo le primarie, Ferrandelli sarà il candidato di tutto il centrosinistra. Senza parlare di come risponderanno Lombardo (e terzo polo) col proprio candidato, e il Pdl su un altro fronte ancora.
Abbiamo sentito e visto di tutto, di impensabile e di incoerente. Però a livello nazionale una lezione è ora che si impari. Bisogna creare un partito che in base alle proprie idee e contenuti decide con chi stare. O eventualmente di stare da solo... Sono passati più di quattro anni dall'ottobre 2007, ma ancora non c'è una linea precisa. E quindi non c’è neanche il partito. Non è sterile polemica ricordarlo annoiando ogni volta.
Evidentemente non è bastato dire “famolo solido”. Ogni primaria di grande città si è trasformata in una delusione per il Pd, Fassino e Cialente sono eccezioni che confermano la regola.
(continua a leggere su The Week)
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martedì 10 gennaio 2012
La crisi che il Pd ringrazierà
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timoteocarpita
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Una crisi è anche una grandissima risorsa. E’ vero. Lo dicono in tanti, anche da prima che Berlusconi la smettesse di dire che “i ristoranti sono pieni”. Forse pensava a quelli di Cortina frequentati dalla Finanza a capodanno...
Il 2011 lo ricorderemo, ovviamente, per le dimissioni dell’ex presidente del Consiglio. A me, che nel bene e nel male sono “malato” di centrosinistra senza trattino, l’anno appena salutato rimarrà nei ricordi anche per un altro fatto. E non credo di essere solo, saremo almeno il 2% degli iscritti al Pd. A mio avviso, questa crisi economica e politica, che ha paracadutato Mario Monti a palazzo Chigi per intercessione salvifica di Giorgio Napolitano, ha fatto anche esplodere definitivamente una contraddizione che si era nascosta e portata dietro da anni . Nemmeno la nascita del Pd era riuscita a risolverla. Anzi, da qualche anno col passare del tempo invece di assottigliarsi, paradossalmente, si ingrossava. Quella contraddizione che si è manifestata con la massima chiarezza quando una sera di dicembre in televisione dei dirigenti Pd, al fianco di Di Pietro e Vendola(e della Lega) attaccavano e basta la manovra Monti; e la mattina seguente i deputati e senatori del proprio partito l’avrebbero votata.
In verità, gli addetti ai lavori e i “malati” di cui sopra avevano notato quali assurdità tale paradosso fosse in grado di partorire già tempo prima. Quasi a metà novembre si era ormai sicuri che Berlusconi fosse out, e impazzava il toto ministri. Dirigenti democratici dissero che l’eventuale nomina di un senatore del proprio partito, Pietro Ichino, a ministro del Welfare “sarebbe, per il Pd, una vera e propria provocazione che avrebbe un solo, unico, fine: far saltare il governo Monti”.
I tanti e tanti italiani che non seguono quotidianamente la cronaca politica, e che dunque si erano persi questa “chicca”, come mia nonna, un mese dopo avrebbero recuperato fino in fondo il significato della questione.
Uno in quanto di sinistra può e deve ricordare, ad esempio, che il 16.8% del Pil(dati Istat) serve per le pensioni di oggi, e che chi ha meno di 40 anni, sempre che non intervengano altre riforme in futuro, andrà in pensione dopo i 70 anni anche se con 47 anni di contributi, solo col metodo contributivo e importi da fame letterale.
Uno in quanto di sinistra può e deve ricordare anche che più del 90% delle imprese italiane ha meno di 10 dipendenti, dunque per tutti questi non esiste proprio l’articolo 18. Senza considerare i precari e chi per sbarcare il lunario si apre una partita Iva inventandosi i lavori che può, manco a pensarci.
Uno che a sinistra si prende il lusso di dire questo e altro non può essere un "nemico del popolo", uno “di destra”, uno colpito da chissà quale mania di protagonismo. Queste sono le accuse che in media stiamo leggendo su alcuni giornali e di riflesso anche in rete. E, naturalmente, dire questo non significa non volere e/o escludere una patrimoniale, né che si vuole difendere chi evade, né che si hanno barche o terze case in montagna da nascondere. Anzi. [...]
(continua a leggere su qualcosa di Riformista. Da oggi ho il piacere e la responsabilità di scrivere anche qui. Insieme a The Week sono i luoghi dove mi sento perfettamente a casa mia. Io non chiedo altro.
Ecco anche tutti gli altri articoli di questo numero 43 di qdR
Via Malinconico, senza malinconie l'editoriale
Gli F35 non si toccano di Gabriele De Giorgi
Contro le vere caste di Paolo Giaretta
Liberalizzare la concertazione di Claudio Petruccioli
Tedesco? Neine danke, è incubo fantapolitico di Stefano Ceccanti
Referendum unica chance di Francesco Clementi
Tutte le spine della Merkel di Dario Parrini
Cercare lavoro stanca di Manuela Sammarco ) | permalink
venerdì 9 dicembre 2011
Pensieri da archiviare
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timoteocarpita
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Ovvero come evitare che alcuni tweet e status cadano nella fossa delle marianne delle timeline di Twitter e Facebook.
Sia chiaro 1volta per tutte.Non esiste PD.Ma solo rimborsi elettorali spartiti tra comunisti non ex e altri:in piazza vs #manovra che votano
Chi verrebbe con me in Russia per scendere in #piazza lì, contro il fasciocomunista-banchiere #Putin?sindacati e "socialdemocratici" venite?
Le radical-chic cooptate che dopo i 30 ingrassano assai, all'improvviso, sono la prova dell'ironia di Dio. Oltre a dimostrare loro che esiste
Abbiamo ancora paura ad ammetterlo, ma in molti e da tanto sosteniamo che mancava #Passera nel #PD (NB ogni interpretazione è giusta #noirony)
Forse problema dell'#euro sono i premier europei in maggioranza #PPE con alternative tutte socialiste. Invece servono democratici (pro #USE)
La pazienza e l'ironia vinceranno non solo sull'odio ma in primo luogo sul banditismo sciatto e becero.
Talk show politici inguardabili perché ormai è impossibile non incazzarsi. Mai come ora. Urge fare tabula rasa. Non c'è neanche un bambini da salvare, c'è solo acqua sporca.
Ed è interessante pure che sia il #Pdl (e la destra in genere) a chiedere con più forza e senza paura che la Chiesa paghi l'#Ici #manovra(a parte i "radicoli").
Stanco di farmi "sderenare"da edicola-feltinelli-iTunes. Confesso: voglio uno stronzo di parlamentare che non legge un cazzo e mi passa tutta "aggratise".
No ma sinceramente, tra la #fornero e lo spi #CGIL uno nato negli anni ottanta da chi si deve sentire rappresentato?Risposta scontata #wElsa
Dice che la + colpita dalla manovra è la classe di mio papà.Pure Bettini,Fini,Ferrara sono nati nel 1952 ma dubito stiano facendo i conti... | permalink
giovedì 28 luglio 2011
Pensare ad altro. Per forza
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timoteocarpita
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Nitto Palma e Bernini ministri. Il Pd minaccia querele come un qualsiasi berlusconian-leghista, riuscendo nell'impresa di apparire come, ad esempio, un Tremonti ministro delle Finanze con una casa incredibilmente a costo zero. Dunque o dò inizio alla mia fase metal mai avuta, oppure prendo il camper e guido con l'unico obiettivo della Salerno-Reggio Calabria in 2h. Meglio pensare ad altro... | permalink
mercoledì 20 luglio 2011
Walter. Che alleni
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timoteocarpita
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4 anni fa, mi ero candidato contro con chi se l'era sentita. Sto parlando delle primarie fondative del Pd.
Oggi, invece, mi sono liberato una serata appositamente per andare a sentirlo, a quella che è ormai ritornata ad essere la vecchia Festa dell'Unità (di Roma) dopo la parentesi "Democratic party", parentesi avuta proprio "sotto" di lui. (Così avrò onorato anche questo 2011, dopo esser andato almeno una volta anche all'Umbria Jazz sabato scorso).
Allora lui era sempre lui, ma sostenuto da tutta la cosiddetta nomenclatura. Tutta. Che alla fine, analisi semplicistiche a parte, ha fagocitato quello in cui lui dice ancora di credere. Il partito democratico italiano. Ora, in due parole, è in minoranza. E abbandonato da tanti, altri ci pensano 7 volte prima di farsi vedere in giro.
In fondo, andare ad offrire una presenza in più, vale la pena anche solo per un fatto semplicissimo. Perché alla fine ha senso scrivere Walter nel titolo e non dover essere costretti a scrivere Veltroni come è obbligatorio altrove. Tutto il resto è populismo da tifosi miopi, come ricordare di andare in Africa.
Tutto vero, ma sperando, sempre e comunque, che qualcuno, proprio come lui, cominci seriamente a fare solamente l'allenatore e lasci il ring (dentro e fuori il partito) ad altri. Forza, coraggio. Tutti hanno diritto ad una speranza. Pure i democratici dello stivale. E che nessuno mi chiami la neuro! | permalink
venerdì 8 luglio 2011
"Cretini" come Brunetta
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timoteocarpita
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13:11
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Da come è stato attaccato fin dalle prime luci dell'alba e in modo coordinato in giro per i social network, mi rendo conto che fa paura anche un Jovanotti, che intervistato da Serra sul Venerdì di Repubblica spiega chi secondo lui ha vinto le elezioni.
Come vedete, il "cretino" Brunetta ha ottimi compagni di giochi a sinistra, a insaputa di tutti.
Mi chiedo: e se al posto del Jova in futuro ci troviamo un Piccini e un Paganelli a spiegare altro(se è vero) in copertina? Sarebbe, questo sì, un incubo, e ingiustamente per tutti.
Ad ogni buon conto, resta il fatto che Jovanotti sarà stato intervistato perché a poche ore dal suo concerto nella capitale col nuovo disco. Al limite, quindi, si può attaccare il "sistema liberista", facendo comunque i vaghi. Ma di sicuro è da "sciocchini" interpretare una tale intervista come ennesimo tentativo di lancio di una nuova leadership del centrosinistra, e per questo attaccare a testa bassa per difendere lo status quo.
Cavolo, invece di querelare (i big) e di cambiare discorso sul web (gli aficionados), basterebbe rispondere a delle semplici domande. La stessa cosa che si è sempre chiesta a Berlusconi. E tutto finirebbe subito. Anzi, se ne uscirebbe anche più forti di prima.
Invece, mentre Berlusconi (sempre più in difficoltà) lancia Angelino Alfano, classe 1970, candidato premier della destra nel 2013, noi stiamo qua a perdere ancora tempo e non a fare finalmente squadra: tra chi spera che quello appena citato sia solo e tutto fango, e chi invece spera che ci sia abbastanza del vero per poter ribaltare la maggioranza del centrosinistra (del Pd in primo luogo).
Dunque, pare che Brunetta in ogni caso trovi senza problemi compagni in perfetta sintonia con lui. Qualcuno anche tra chi crede di avere sempre ragione, e lo rivendica con strumenti "facili" che, in quanto tali, non risolvono il problema laddove, purtroppo, esiste. | permalink
venerdì 29 aprile 2011
La A1 delle amministrative 2011 e non solo
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timoteocarpita
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17:25
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Veloci riflessioni a due settimane dal voto amministrativo sulla Milano - Napoli. Le due città dove Pdl e Pd, rispettivamente, si giocano tanto del proprio potere. Il Pd, l'unico che ce l'ha in gioco perché costretto ontologicamente, anche la credibilità. Aggiungo, non ultima, pure l'efficienza della dirigenza.
Dai risultati di Milano e Napoli, parlando chiaro, si capirà se resta tutto come prima o se è possibile qualcosa di nuovo di respiro nazionale. | permalink
giovedì 7 ottobre 2010
Se i baffi se li taglia Occhetto...se li taglia Occhetto
postato da
timoteocarpita
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21:18
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Come si immagina potrebbe dire un Paolo Bitta informato dei fatti, "se i baffi se li taglia Occhetto...se li taglia Occhetto".
Per motivi di studio arrivo con un giorno di ritardo. Ecco l'intervista di Curzio Maltese ad Achille Occhetto, direttamente dalla tanto amata Repubblica da alcuni, tantissimo odiata da altri, letta da altri ancora, ignorata dagli astanti.
"VENT'ANNI FA UNA SVOLTA INUTILE. SIAMO ANCORA AGGRAPPATI AL MURO"
Vent´anni dopo nella sinistra italiana non è come nei romanzi, non è cambiato quasi nulla. «La svolta dell´89, la fine del Pci nel ‘91, dovevano essere l´inizio di una storia nuova della sinistra italiana che poi non si è realizzata. Meglio, è stata impedita con ogni mezzo dalla nomenclatura». L´analisi di Achille Occhetto, l´ultimo segretario del Pci, è spietata. «Esasperata, direi. E´ esasperante una sinistra che impiega quattordici anni per tornare all´Ulivo, ucciso nella culla nel ‘96 per una manovra di palazzo. È come se il coraggio si fosse esaurito tutto alla Bolognina. Ma forse è vero che già allora, nel modo in cui i dirigenti affrontarono il dibattito, erano affiorati antichi vizi, un certo opportunismo»
Non sarà per caso pentito della svolta?
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