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venerdì 27 luglio 2012

10 app per iPad


(da The Week)
Mi concentro su app presenti o realizzate appositamente per iPad, ma Skype comunque non può mancare. Con l’aumento della presenza di reti Wi-Fi (seppure ancora con lentezza) Skype assume maggior importanza in un dispositivo che permette tutto ma non di fare chiamate o inviare sms. Inoltre con il potenziamento della fotocamera e il miglioramento del display retina, risulta davvero un piacere videochiamare con questo tablet, oltre che molto comodo. Gratuita

Podcast
Ce n’è oggettivamente per tutti i gusti. E in tutti i formati. In tutte le circostanze. Unico avviso, non perdersi dentro i tantissimi podcast offerti, moltissimi gratuiti. Dalle più note trasmissioni radiofoniche italiane, ai video (spesso vere e proprie lezioni caricate su iTunes) di università americane o cinesi. Gratuita.

Tweetbot

Dopo un utilizzo significativo mi pare che sia la migliore app per la gestione di Twitter. La app ufficiale dell’uccellino per i miei gusti è molto meno completa di quella disponibile su iPhone: ad esempio mancano i retweet e il “ti segue”. Oltre ad essere efficiente sotto questi punti di vista Tweetbot appare migliore da un profilo puramente estetico, e anche per quanto riguarda l’usabilità. A pagamento.

Fera

Spesso la app ufficiale di Facebook subisce rallentamenti, blocchi o addirittura va in crash. Ad oggi Fera mi pare la migliore app per gestire facebook dal punto di vista qualità/prezzo (non è gratuita infatti, costa 1,99euro). Per i più affezionati a facebook c’è da dire che visualizza i profili fb e le pagine in maniera leggermente diversa e più completa di quanto appare anche sul normale computer. Insomma altro che “versione mobile”...

Tubebox

Permette di catturare i video da Youtube. Una app fondamentale per chi ha bisogno di reperire materiale video per qualsiasi uso ne abbia bisogno.

Numbers e iMovie
Sono due delle diverse app di casa Apple messe sul mercato per dare agli utenti una offerta competitiva alternativa ai famosi software di Microsoft. Mi pare che queste due, sempre per un criterio principalmente di qualità/prezzo, risultino più indispensabili delle altre. Numbers è sostanzialmente il contraltare di Excel, e permette di lavorare in maniera abbastanza profonda su un foglio di lavoro. Unica accortezza da consigliare è quella di prendere molta dimestichezza con il touch screen, altrimenti qualche arrabbiatura probabilmente arriva. iMovie invece permette di lavorare su materiale video, scaricato dal web oppure direttamente girato con iPad. Presenta un’interfaccia molto intuitiva e delle funzioni più che sufficienti per realizzare prodotti apprezzabili. Entrambe le app sono a pagamento, sotto i 10 euro.

World Atlas

E’ una app offerta da National Geographic che permette di avere il mondo in un dito. Qualsiasi informazione e statistica su qualsiasi paese del mondo. Molto utile per chiunque, non solo per i maniaci della materia. A pagamento.

Teletube

Ad oggi, salvo aggiornamenti che ne depotenzino l’offerta(ossia canali tolti), pare una delle migliori app per vedere la tv da iPad. Fermo restando che ogni grande gruppo televisivo ha la sua app ufficiale (di molto migliorata quella della Rai, anche se resta insuperabile quella di SkyGo), Teletube offre tanti canali delle tv estere e internazionali in un posto solo. In ogni caso questo segmento delle app per tv si caratterizza per repentini cambiamenti del’offerta di settimana in settimana, a causa del continuo monitoraggio apunto delle dirette interessate, le emittenti televisive...

Simcity DLX

Uno dei giochi per PC più conosciuti nei cosiddetti anni zero. Ora cerca di ricollegarsi su web e nuovi dispositivi mobili, come appunto iPad e gli altri tablet. C’è da dire che questa versione “Deluxe” non presenta significativi aggiornamenti rispetto alla versione SimCity, anzi, sostanzialmente siamo lì. Ma chi è affezionato a questo tipo di gioco di strategia, o proprio a SimCity, probabilmente spende pochi euro per averlo sempre con sè quando ha un ritaglio di tempo. | permalink

venerdì 29 giugno 2012

Le primarie, l'ex(?) candidato Vendola


(da The Week)

Io mi ricordo Nichi Vendola che si candidava per primo alle primarie del centrosinistra. All'epoca, 19 luglio 2010, erano primarie indefinite sia nel tempo che nello spazio, ma lui ci teneva ad essere il primo candidato, appunto.



Io mi ricordo NV che organizzava il raduno delle fabbriche di Nichi, sostanzialmente i suoi comitati elettorali sparsi per il territorio, che aprivano gruppi e pagine su fb, e facevano pure "opinione" e davano lavoro ai titolisti dei giornali.

Io mi ricordo NV che rilasciava interviste su interviste, rilanciando e ricordando a tutti che lui si candidava e sperava di non essere il solo. "Per sparigliare il centrosinistra". Insomma realizzare in Italia proprio quello che aveva realizzato in Puglia.

Ora, lo scorso 8 giugno, Pierluigi Bersani ha annunciato e ufficializzato che le primarie ci saranno, addirittura definendole "aperte". E non ha stabilito che saranno primarie di partito (come auspicava il suo sfidante in pectore Matteo Renzi), ma ha lasciato intendere che saranno di coalizione. Insomma un vero e proprio regalo per Vendola. Tutti abbiamo subito pensato: entro dieci secondi uscirà la dichiarazione del leader di Sel. E invece niente.

È dall'8 giugno che tutti attendono l'annuncio di Vendola che dice che lui si candida, che anche lui é un candidato in gioco. Invece, niente. Solo un po' di fumo, di "narrazione" senz'arrosto. Perché? Come mai non sta più forzando la mano di Bersani proprio ora, proprio adesso che è logico e legittimo?
Se ora non si candida più non si capirebbe davvero tutta la smania nel biennio appena passato. E soprattutto ci si chiederebbe perché, adesso, non reputi più politicamente necessario e/o conveniente "sparigliare". Che forse Bersani e il suo Pd siano diventati troppo "solidi" e non più scalabili? Oppure restano sempre molto scalabili ma risulta più conveniente accordarsi col segretario Pd in vista di elezioni politiche vere sempre più vicine? Oppure, qualcuno gli ha fatto notare che potrebbe levare tanti (troppi?) voti a Bersani, magari dando una mano a Matteo Renzi?

Ad ogni buon conto, gli aspetti curiosi della faccenda non finiscono qui e non riguardano solo Vendola.
Ad oggi, 28 giugno 2012, le primarie del centrosinistra risultano calendarizzate (seppur ancora senza data precisa), ma di fatto sono comunque molto più a rischio.
Infatti, se anche il governo Monti superasse il caldo di ferragosto (cosa per la quale da queste parti si prega anche di notte), il recente annuncio del patto tra "moderati" e "progressisti" sembra aver fatto saltare qualsiasi primaria. Si tratta della soluzione per permettere a tutto il gruppo dirigente di "salvarsi", tutti insieme appassionatamente, sostituendo all'inno "Berlusconi dimettiti" lo spauracchio delle "destre populiste".

A proposito, gli oramai famosi "giovani turchi", sono pronti a farsi piacere gli ex berlusconiani Fini e Casini? E del "patto di sindacato tante volte denunciato" e che ora si arrocca nel partito, cosa pensano?

Ci auguriamo che Nichi Vendola  stia solo limando al meglio l'intervista decisiva, l'ultima. L'intervista in cui annuncerà la sua candidatura all'interno di questa grandissima e magnifica coalizione che andrà dai già citati "reduci" Fini e Casini a lui medesimo. Uno "sparigliamento pazzesco". Come la corazzata Potemkin... | permalink

lunedì 14 maggio 2012

Aspettando rottamazioni italiane non sportive


Gli amanti del calcio sono reduci da un ultimo turno molto emozionante dei campionati europei, di almeno due massime serie. La Premier League che si è conclusa ieri è stata davvero qualcosa di severamente vietato per i deboli di cuore.

I tifosi del Manchester City al 91o stavano realizzando di essersi illusi ancora una volta, che nemmeno dopo 44 anni fosse tornato il loro momento di gloria. A molti ci è tornato in mente lo straordinario film Fever Pitch, dedicato all’Arsenal della stagione 1988/1989, ma che calzava a pennello pure per questo campionato e per questa ultima giornata della squadra di Roberto Mancini. Amici miei hanno addirittura previsto doverosi futuri film su questo Manchester City, che ha regalato e ri-strappato il titolo ai cugini dello United in 3 minuti al 94o.

La nostra Serie A, invece, nell’ultima giornata doveva ancora dirci “solo” chi avrebbe vinto definitivamente la sfida per il terzo posto, e chi sarebbe stata la terza squadra a retrocedere. E, infatti, i riflettori si sono spostati, giustamente, su altro. Su qualcosa per cui questo calcio, miliardario e pieno di elementi marci, riesce ancora ad emozionare, e molto. Ieri c’è stato l’addio degli ultimi giocatori rappresentativi del nostro calcio, del nostro campionato, per la mia generazione, pure dei calciatori conosciuti all’asilo.

Ieri hanno salutato Alessandro Del Piero e Filippo Inzaghi, due campioni del mondo, due che hanno vinto davvero tutto, ma nemmeno loro vengono risparmiati dal tempo che passa per tutti. Da questo punto di vista, tornando alla Premier, più o meno forzatamente, viene facile commentare che alla fine è stata la vittoria di Balotelli, Aguero e Mancini, contro gli immortali Giggs e Ferguson.

 Ritornando in Italia, piccolo excursus: sarebbe il caso di far notare una certa differenza nel saluto regalato dalle rispettive squadre a questi due campioni. Da un lato Alessandro Del Piero che da solo fa un giro di campo mentre ancora la partita non è terminata. Dall’altro Pippo Inzaghi, che insieme ai “senatori” del Milan, Rino Gattuso, Sandro Nesta, Gianluca Zambrota e Clarence Seedorf (ancora in forse) che hanno salutato, sono stati messi al centro di un pomeriggio in cui la sincerità e gli occhi lucidi sembrano aver vinto sulla retorica. Entrambi hanno segnato nella loro ultima partita, Inzaghi ancora decisivo con un gol di rapina; Del Piero ancora con una pennellata da “Pinturicchio”.

 Al di là di questo, su cui tra ieri e oggi troviamo pagine su pagine, cartacee e telematiche, fa riflettere, molto banalmente, come “la rottamazione” nel calcio, essendo uno sport, accomuna il nostro “vecchio” paese agli altri, senza guardare in faccia ai successi e alla forma ancora presente di chi va a interessare. Ripeto, molto banalmente, viene da fare il confronto con una classe politica e dirigenziale in generale, che molto difficilmente trova, o è costretta a trovare, “occasioni” per fare altrettanto.

In ogni caso quando capita accade per scandali mostruosi.E la... continua a leggere su The Week | permalink

giovedì 22 marzo 2012

PD, congresso subito?


Oggi stiamo leggendo dappertutto che il Pd rischia seriamente di dividersi, di scindersi, insomma di morire per davvero. La causa? Sostanzialmente dover affrontare la riforma del mercato del lavoro che lunedi è stata presentata da Fornero e Monti. Situazione nella quale si registra che l’articolo 18, seppur strumentalizzato ovunque, non era l’ultimo dei problemi. Mentre scrivo c'è la sensazione che in parlamento qualcosa verrà cambiato. Stiamo a vedere.
Ad ogni buon conto è paradossale che in difficoltà ci sia il PD e non il Pdl. La riforma Fornero infatti finalmente affronta concretamente uno dei nostri problemi nodali, e mette in campo soluzioni, di cui la destra berlusconiana ha parlato spesso in campagna elettorale in questo ventennio, senza mai tradurre nulla in azioni concrete. E comunque si tratta di soluzioni per nulla di destra, anzi alcune sono banalmente ricollegabili ad una cultura socialdemocratica come si prova a dire anche altrove.
Ecco perché sembrerebbe assurdo che non sia il Pdl a essere messo nei guai da questa riforma, e che addirittura lo sia il PD. È assurdo ma solo in teoria. In pratica, infatti, si sa che si tratta di un nodo che viene al pettine. Uno di quei nodi che l'ultimo congresso 2009 del partito non ha affrontato, come del resto gli altri appuntamenti degli ultimi vent'anni della sinistra italiana. In verità all’ultimo congresso del Pds del 1997 il segretario Massimo D'Alema diceva cose precise e univoche, “blairiane”, quelle di moda dell’epoca; per questo molti ironicamente dicono di essere rimasti dalemiani, e che sia stato lui ad aver cambiato idea. Ma questa è un’altra storia.
Un’approssimazione fastidiosamente errata è dire che gli ex Margherita siano tutti a favore di questa riforma, mentre gli ex Ds sono tutti contro. I media semplificano, rinunciando a spiegare una situazione leggermente più complessa. In realtà, infatti, la divisione tra dem a favore e dem contrari è trasversale e rispecchia, guarda caso, le mozioni del congresso 2009. In breve, da una parte una ex Margherita come la Bindi grande sponsor del segretario e dall'altra i vari Treu e Gentiloni. Franceschini, candidato contro Bersani nel 2009 cerca di collocarsi nel mezzo. Ma appare più vicino alla maggioranza del partito che pontiere.
Però c'è una rilevantissima eccezione: Enrico Letta. L'attuale vicesegretario del PD, che è tale in virtù dell'appoggio a Bersani nel 2009, ha fin dall'inizio palesato il suo favore per questo governo e i suoi obiettivi. E adesso continua a rincarare la dose staccandosi dunque dalla posizione della presidente del partito Bindi, rimasta fedele alla linea della maggioranza del partito.
Inoltre ci sono pure gli ex Ds divisi tra contrari e favorevoli. Anche qui le mozioni del congresso 2009 continuano a essere rispettate con una sola eccezione. Quella di Damiano (vicino a Fassino che appoggiò Franceschini), che si schiera con i depositari del filo rosso con la Cgil, ora guidati da Fassina. Tra i favorevoli il giuslavorista Ichino, Tonini, Morando, insomma i veltroniani (ma sempre provenienti dai Ds!) che continuano a spiegare che secondo loro l'agire riformista di Fornero e Monti addirittura è "di sinistra" se proprio vogliamo dirlo.
Quelle di Letta e Damiano sono due eccezioni che però possono spiegare che adesso i giochi stanno davvero cambiando in modo irreversibile. Per la prima volta ci sono tutte le condizioni per affrontare discussioni interne al netto di qualsiasi legame di potere o di convenienza figli di qualche passato. Per la prima volta è possibile dividersi esclusivamente in base ad idee e contenuti. Questo ovviamente dipende totalmente dalla volontà di abbandonare qualsivoglia comodità ipocrita.
E pare pure evidente che proprio da qui passa la sopravvivenza o la morte del partito democratico. O si affrontano finalmente i temi, ognuno mette nero su bianco le proprie idee e intenti, e il segretario legittima la sua funzione creando una sintesi credibile e sostenibile, oppure tutto crolla. La farsa del partito che in realtà non esiste, non solo nelle idee ma nemmeno negli immobili, non sarà più fisiologicamente praticabile. Allora alcuni, felicissimi, rifaranno finalmente il Pds (non i Ds), e gli altri valuteranno cosa sarà per loro più conveniente. E chi aveva creduto nel progetto di un partito democratico italiano non riceverà mai le scuse e nemmeno alcuna spiegazione, per questa che passerebbe definitivamente alla storia come una vera e propria "truffa politica". Perché nessun nuovo elettore Pd, seppur felice per la scelta, aveva costretto questi dirigenti a cambiare nome ai rispettivi partiti (anche se in queste settimane tutti abbiamo scoperto che in realtà si tratta di partiti ancora vergognosamente vivi finanziariamente).
Poi c’è un altro aspetto totalmente paradossale, e allo stesso tempo molto interessante. Da una parte ci sarebbe chi ha già bene in mente cosa fare: rottamare in qualche misura i propri padri e prendersi lo spazio che gli spetta. Le idee, per quanto possano apparire a tratti contraddittorie, condivisibili o meno, sono però chiarissime. E da questa parte ci sarebbe pure pronto un gruppo dirigente più giovane ben affiatato al suo interno. In soldoni, qui la leadership già è riconosciuta.
Dall'altra parte, invece, se la “mozione” sembrerebbe già pronta nella sostanza dei contenuti e delle idee, mancherebbe il metodo per provare a renderla vincente, e mancano pure i leader che siano convinti di spendersi per questa causa. Insomma il leader manca proprio a chi nel leader ci crede, proprio mentre di leader abbondano quelli che demonizzano la leadership e, anzi, di questa demonizzazione, ne fanno un cavallo di battaglia.
Mentre scrivo, come accennato, si annusa che in parlamento qualcosa succederà, che si riuscirà a trovare una soluzione. E che la vera rivoluzione Monti non l'ha compiuta sull'articolo 18, ma ponendo fine alla cultura consociativa, non più attinente nè giusta per una società totalmente modificata e in larga parte senza rappresentanze. Al netto di questo per il Pd resta inevitabile affrontare se stesso. Quello che dovrebbe o almeno quello che vorrebbe essere. E spiegare il perché.

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giovedì 15 marzo 2012

Ibra: genio e pazzia


Mi sono rimasti molto impressi gli occhi minacciosi di Ibra rivolti a Vera Spadini, la giornalista di Sky che al termine di Milan-Lecce si è vista arrivare addosso un “Ca**o guardi?” e pure il ferma capelli dello svedese. La colpa della giornalista è stata rivolgergli una domanda scomoda.

Tutti hanno subito commentato e ricamato sopra, ovviamente e giustamente. Si è andati dal “nervoso” al “gran cafone”. Al di là delle banalità che piace sentir ripetere, io mi voglio soffermare su una in particolare, perché mi pare quella più significativa confermata da quest’episodio.

Zlatan Ibrahimovic ha un peso incredibile dentro e fuori dal campo. E lui lo ricorda a chiunque ad ogni occasione, in qualunque maniera capiti e collocandosi senza problemi al di sopra del politicamente corretto. Lo ricorda ai compagni in campo (e anche all’allenatore Allegri), lo ricorda agli avversari, lo ricorda ai giornalisti e agli addetti ai lavori. Il Milan, dal canto suo, evita in modo scientifico qualsiasi intervento paternalistico che vada a riprendere il suo attaccante. Soprattutto in questa fase della stagione.

La squadra rossonera pensa bene, invece, di chiarire e rimettere a posto le situazioni sgradevoli che Ibra può creare. Tornando all’ultimo episodio, ad esempio, invia a Spadini 19 rose, tante quanti sono ad oggi i gol segnati dallo svedese.

Sembrerebbe che il genio deve essere salvaguardato dalla pazzia, o meglio, della pazzia, per quanto concretamente pericolosa, devono essere affrontate e risolte solo le conseguenze. Ma bisogna evitare di aggredirla perché c’è il rischio di compromettere il genio.
Ibrahimovic è all’apice della sua carriera. Con squadre di club ha vinto ogni campionato in cui ha giocato. Sappiamo a memoria che è dal 2004 che ciò succede, dove c’è Ibra si vince la massima serie di calcio. Due con l’Ajax (uno nel 2001/2002), due con la Juve (seppur uno revocato ma tanto era passato all’Internazionale), tre con l’Inter, uno col Barcellona, uno col Milan.

A prescindere dai risultati della nazionale svedese, ad Ibra è risaputo che manchi una consacrazione in competizioni internazionali. Anzi, a questo proposito subisce il rovescio della medaglia: se è vero che dove c’è lui si vince il campionato, è anche vero che con lui non si vince la Coppa. La vecchia e sognata “Coppa dei Campioni” ora Champions League. Addirittura a Barcellona negli ultimi tre anni l’hanno vinta 2 volte, e l’hanno mancata proprio nell’anno di Ibra in Catalogna.

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giovedì 8 marzo 2012

"Famolo solido" davvero. Impariamo almeno da Palermo



Sbagliando si impara. E’ la prima espressione significativa che ti inculcano all’asilo. A quattro giorni dalle primarie di Palermo, però, il centrosinistra, e il Partito Democratico in particolare, ai miei occhi continuano a fregarsene: sia degli errori del passato da cui impare, sia del futuro nel quale, finalmente, evitarli.
Oramai siamo diventati tutti esperti di primarie palermitane, come ci è capitato per quelle milanesi a fine 2010, poi per quelle napoletane all’inizio dell’anno scorso, e un mese fa pure per quelle genovesi. Anche in questa occasione abbiamo imparato a memoria i nomi di tutti i candidati che si sono sfidati, comprese le cordate che stavano dietro ciascuno di essi.
La prima è Rita Borsellino, l’unica che pure a Bolzano si conosceva già da sabato. Anzi, forse è stato proprio un handicap che quella di Palermo per la Borsellino sia stata la sua quarta candidatura di fila nell’isola. Candidata presidente alla regione nel 2005, alle politiche nel 2008 con Sel, alle europee nel 2009 col Pd. Borsellino era sostenuta dalla cosiddetta alleanza di Vasto più Ferrero più Verdi. 
Chi invece era uno sconosciuto fino a pochi giorni fa era Fabrizio Ferrandelli, uscito vincitore dalla Primarie con 158 voti di scarto sulla Borsellino. Ex Idv e consigliere comunale, ex figlioccio di Leoluca Orlando, è fuoriuscito dal partito di Di Pietro, portandosene, però, un po’ con sè. Ma i suoi sostenitori “pesanti” sono stati Cracolici e Lumia, i due uomini forti del Pd siciliano e creatori dell’accordo con Lombardo in regione. Quindi ha dietro un pezzo di Pd sicialiano importante, al quale malelingue più o meno informate, aggiungono un aiuto minimo dello stesso Lombardo. Insomma, Ferrandelli sarebbe stato ed è il candidato outsider che lotta contro “i vecchi” del centrosinistra, ma allo stesso tempo ha alcuni vecchi potenti che lo sostengono. Dicono, appunto, pure il presidente della regione che di sinistra non è. E’ il candidato perfetto.
Che Palermo e la Sicilia stiano anni luce avanti a qualsiasi Vasto, ce lo spiega Giuseppe Lupo. Deputato Pd in regione, unico big del partito siciliano a sostegno di Borsellino, si è fatto eleggere segretario regionale del Partito promettendo il non accordo con Lombardo. Poi però ha lavorato per l’accordo esterno e quindi per quello interno. Insomma uno della linea di Cracolici e Lumia, che però, come detto, hanno sostenuto Ferrandelli, e in quanto vincitori delle primarie chiedono addirittura le dimissioni di Lupo.
Torniamo ai candidati. Il terzo incomodo è stato Davide Faraone. Per la verità il deputato regionale Pd (provenienza Ds) è stato il primo a volere le primarie e a candidarsi. Era il 4 dicembre 2010. E su di lui abbiamo tutti imparato che è l’unico dei quattro candidati ad essere iscritto al Partito democratico anche se il Pd nazionale ha sostenuto Borsellino (Faraone ha denunciato anche finanziamenti del partito alla candidata non iscritta al partito).
Antonella Monastra, quarta classificata, è stata la candidata dei movimenti. Ex consigliere comunale, si è avvicinata alla politica proprio grazie a Rita Borsellino nel recente passato. Ha ottenuto più di 1700 voti e combattuto la sua onesta battaglia di idee senza troppo clamore. I veleni, le critiche, gli attacchi, infatti, non hanno riguardato Monastra nè prima, nè durante, ne in questo post primarie. 
Tutto si continua a concentrare intorno agli altri tre. In breve, una rappresentante di lista di Ferrandelli è indagata in quanto è stato segnalato che avrebbe distribuito l’euro per votare alle primarie. E i carabinieri hanno trovato più di 50 certificati elettorali a casa sua. Leoluca Orlando, probabilmente il vero sconfitto del voto di domenica, in un’intervista a La Stampa non le ha mandate a dire e ha parlato di “primarie inquinate” e che ancora “tutto può succedere”. Lui stesso è ancora possibile che si possa candidare. Sempre, ieri, in serata, Rita Borsellino ha presentato ricorso ai garanti delle primariecontestando l’elezione di Ferrandelli. E pure la Procura ha aperto un’inchesta.
Faraone, invece, viene da una tre giorni di bombardamento tramite video di Striscia la Notizia. E’ accusato di aver chiesto voti di scambio ai soci di una cooperativa, in grande maggioranza ex carcerati. Faraone dice che lui stesso vuole, ovviamente, “vederci chiaro” nella video-inchiesta di Striscia. Ha dichiarato che comunque non hai mai chiesto nessun voto di scambio. Ma ha solo dato la sua parola che, se fosse diventato sindaco, avrebbe avuto modo di aiutare quelle persone socialmente deboli ad ottenere dei corsi di formazione, che li avrebbero aiutati a trovare un posto di lavoro.
Resta il dato oggettivo che Faraone, senza sponsor, grandi o piccoli, nè locali nè nazionali (se Renzi non è ancora leader nazionale), è riuscito ad ottenere poco più di 8000 voti (27,3%). Neanche 2000 voti sotto Ferrandelli e Borsellino. Mentre alla vigilia era dato tra il 5 e il 10%. 
Ancora non si sa se, quattro giorni dopo le primarie, Ferrandelli sarà il candidato di tutto il centrosinistra. Senza parlare di come risponderanno Lombardo (e terzo polo) col proprio candidato, e il Pdl su un altro fronte ancora.
Abbiamo sentito e visto di tutto, di impensabile e di incoerente. Però a livello nazionale una lezione è ora che si impari. Bisogna creare un partito che in base alle proprie idee e contenuti decide con chi stare. O eventualmente di stare da solo... Sono passati più di quattro anni dall'ottobre 2007, ma ancora non c'è una linea precisa. E quindi non c’è neanche il partito. Non è sterile polemica ricordarlo annoiando ogni volta.
Evidentemente non è bastato dire “famolo solido”. Ogni primaria di grande città si è trasformata in una delusione per il Pd, Fassino e Cialente sono eccezioni che confermano la regola. 
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giovedì 16 febbraio 2012

iPAD 3: countdown partito


Non c'è ancora l'ufficialità, ma in molti dicono che è come se ci fosse. La nuova versione della tavoletta più famosa del mondo dovrebbe essere presentata il prossimo 7 marzo. La location sarà lo Yerba Buena Center di San Francisco, tradizionale palcoscenico scelto da Cupertino per queste occasioni, e adorato da tutti gli amanti di Apple.

Ma il dato interessante è che 7 marzo significa subito dopo il Mobile World Congress che si tiene a Barcellona: evento che quest'anno vedrà protagonisti tutti i concorrenti di Apple e in particolare di iPad3 che montano Android. Verranno presentati tutte le nuove tavolette che riproveranno ad intaccare il dominio della mela sul mercato dei tablet.

Per quanto riguarda le indiscrezioni sulle specifiche tecniche, quelle date ultimamente per più sicure sono le seguenti: display Retina da 2048 x 1536 pixel e un processore quad-core A6. Il nuovo iPad avrà due fotocamere, ovviamente potenziate rispetto a quelle del suo predecessore, ma in verità non si sa di quanto.

Il Wall Street Journal, essendo fonte evidentemente più autorevole di qualsiasi "sito nerd", ha creato un po' di confusione. Il giornale americano ha scritto che l'iPad 3 avrà connettività LTE 4G sia su operatore Verizon che AT&T, ma solo negli States.

Questo induce a prevedere che per il resto dei mercati internazionali sarà offerto una versione di iPad3 priva di LTE. E ciò aiuta a spiegare il perché, come al solito, nel resto del mondo, come da noi in Italia, ovviamente non avremo in mano il nuovo gioiellino lo stesso giorno che in America. Siamo in una "seconda fascia" di paesi, diciamo. Ad ogni modo tutti dicono non molto dopo. I più ottimisti addirittura entro Aprile, più o meno un mese più tardi.

E' anche vero, però, che si registra da parte di Tim e Vodafone la volontà di lanciare sul territorio italiano sperimentazioni riguardanti le reti LTE, questa nuova tecnologia su cui si baseranno presto o tardi tutti i dispositivi mobili anche da noi. Quindi, a ben vedere e a ben sperare, non dovremmo comunque trovarci impreparati qualora iPad3 (e pure iPhone5) avranno a disposizione questa connessione 4G: velocità pari a 100 Mbit/s in download e 50 Mbit/s in upload. Ovvero un altro mondo rispetto alla 3G.

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giovedì 19 gennaio 2012

Intervista a Fabio Lalli. L'enterprise 2.0 parla anche italiano


La usiamo tutti o, per lo meno, ne abbiamo sentito parlare almeno una volta. Instagram è la app del momento. E lo è da mesi ormai. Ma le novità sul suo conto continuano ad aumentare: stringe legami con altre realtà social e rafforza quelli esistenti.

Con i due mostri sacri di Internet e il social networking, Facebook e Twitter, le novità sono gustose e utili allo stesso tempo. Gli utenti-amanti di Instagram più attenti già le avranno notate da qualche giorno a questa parte. Adesso tutte le foto che abbiamo su Instagram che carichiamo su Fb vengono automaticamente archiviate in una cartella omonima. Su Twitter è possibile comporre uno sfondo con tutte le proprie foto di Instagram o quelle dei propri Followers.

Sul web invece è possibile archiviare e far vedere i propri scatti, gli amici e la nostra attività su Instagram grazie a Followgram. Una web app che sta avendo molto successo non solo in Italia; anzi, forse soprattutto proprio al di fuori dei confini nazionali.

Con uno dei fondatori di Followgram, Fabio Lalli, parliamo di questo e di molto altro legato al mondo dell' Enterprise 2.0, al come creare in Italia un business sulla rete. La visione di un imprenditore della nostra generazione, che da sempre considera e vive Internet non come un divertimento. O meglio, non solo.



Fabio Lalli, classe 1977, dal tuo profilo Twitter leggiamo anche "compulsive startupper", come ti definisci in rete. Continua tu: chi sei, cosa fai, perché?

Sono un appassionato di Internet, delle sue potenzialità e di comunicazione. Mi sono sempre occupato di programmazione e system integration. Negli ultimi anni ho seguito la direzione IT di alcune aziende e contemporaneamente ho cominciato a sviluppare alcuni progetti. Nel 2010 ho fondato il network Indigeni Digitali, da poco è divenuto Associazione No Profit, e a Luglio del 2010, insieme a Lorenzo Sfienti abbiamo lanciato Followgram. Ora mi sto occupando del lancio di un progetto chiamato IQUII, una Mobile Factory. Mi piace ideare cose nuove, sono adrenalinico, sono un papà, geek ;)


In Italia abbiamo una disoccupazione giovanile troppo elevata e drammatica: il 30,1%. A un giovane italiano, magari laureato, che ha un'idea, consiglieresti di provare a fare l'imprenditore? Come rendere Internet una vera opportunità e non solo "cazzeggio"? E passare dal virtuale al reale?

Ho iniziato il mio percorso professionale grazie ad Internet nel 1999. In quel periodo mi occupavo di 3D e progettazione Cad per alcuni studi di ingegneria ed architettura e contemporaneamente avevo iniziato a sviluppare siti internet. Nel '99 appunto, un dirigente exIBM mi ha trovato in internet grazie al mio sito personale e sono stato assunto da questa azienda di Torino in avvio su Roma e successivamente acquisita dal gruppo Altran. Da lì ho cominciato ad occuparmi di Internet. Tornando alla domanda iniziale, ti dico, quindi, per esperienza personale: è sbagliato dire "Internet può diventare una vera opportunità", perchè Internet è una opportunità e non si può oggi pensare di non utilizzare la rete, almeno come mezzo di diffusione del proprio business. Chi ritiene che internet sia solo "cazzeggio", non ha capito il valore vero della rete e le sue potenzialità.
Per quanto riguarda il fenomeno disoccupazione e il percorso da imprenditore, consiglio di fare questo mestiere a chi sente realmente di poterlo fare. Fare l'imprenditore vuol dire sacrificio, impegno, responsabilità, determinazione e convinzione prima di tutto. Se una persona pensa di potercela fare, la risposta è si, lo consiglio. Mettersi in proprio è una esperienza altamente formativa, è una palestra che ti allena moltissimo. Non è da escludere però, la possibilità che una persona voglia intraprendere prima un percorso professionale d'azienda e poi successivamente decidere di staccarsi e lanciarsi in un progetto di impresa. Sono diversi percorsi e tutti e due hanno pro e contro.


Ci dici quali sono, se ci sono, i primi 3 comandamenti dello startupper? E i finanziatori è meglio andarli a cercare direttamente all'estero?

Non è facile sintetizzare in 3 comandamenti, direi:

1) non aver paura di sbagliare: imparare dai fallimenti;

2) circondarsi di persone anche più brave e confrontarsi senza preoccupazione;

3) pensare in grande ed agire con passione.

Il "discorso finanziatori" è un tema lungo. Ne facciamo un'altra di intervista!? :) A parte gli scherzi, non è banale come domanda: secondo me in Italia i capitali ci sono, magari non sono tanti quanti quelli di cui sentiamo parlare su Techcrunch e via dicendo, ma ci sono. Personalmente non mi farei il problema sul dove cercare il finanziatore, Italia o estero, se non ho ancora bene in testa cosa fare!


Fra i tanti progetti che hai creato, hai fondato Followgram, già citata: l'applicazione web che permette di vedere le proprie foto di Instagram, l'app più scaricata e famosa da mesi. Noi di The Week siamo utenti affezionati, ma è oggettivo che ha avuto una crescita rilevante e una visibilità internazionale molto invidiabile. Quale è la situazione attuale, i numeri, e su cosa state puntando per questo 2012, una versione Pro?

Eh! parli con uno che è un Instagram addicted! Scrissi un post appena uscita l'app, nel quale dicevo che IG avrebbe generato dipendenza: così è stato. Instagram ha cambiato completamente le dinamiche del photosharing e ha rivoluzionato il mercato della fotografia dal mobile. Noi con Followgram stiamo puntando molto alla differenziazione delle funzionalità: non stiamo sviluppando un viewer come fanno gli altri, ma stiamo puntando alla creazione di una piattaforma social completa. Proprio ieri, in una intervista alla MSNBC, Mike il fondatore di Instagram ha detto che il futuro della monetizzazione di IG è nei brand e nei servizi pro. Ecco, noi da novembre stiamo sviluppando la nuova versione di Followgram, che conterrà proprio funzionalità estese e le brand page. Abbiamo già molti brand che le stanno utilizzando: Pitti, Fastweb, Dolce&Gabbana, KLM, e molti altri.
[...]

(continua a leggere l'intervista su The Week) | permalink

giovedì 12 gennaio 2012

10 app da usare


Appena qualche giorno fa siamo stati inondati di classifiche sulle applicazioni più scaricate, gratuite e a pagamento, su quelle più popolari, e così via, del 2011.

Ad anno ormai iniziato, mi limito a fornire un elenco di 10 apps che mi sembrano veramente utili, a prescindere da qualsiasi altro elemento di analisi. E mi concentro esclusivamente su quelle gratuite; per comodità, diciamo. Ordine totalmente casuale.


Hootsuite e Plume.

Come dicono tutti, se si ha voglia e interesse di stare in rete, nel 2012 non si può più evitare di “vivere” Twitter. Ovviamente evitando di emulare i “twitteromani”, vip o non vip. Quelli che ci stanno lettaralmente 24 su 24. A proposito come fanno? Che giornata hanno?

Comunque, avere una presenza ponderata su Twitter è utile e ha senso, oltre che essere divertente. E Hootsuite ad oggi mi sento di preferirla a Tweetdeck, soprattutto da mobile.

Invece Plume è esclusivamente per utenti Android. Instagram Non sono per nulla originale nel segnalare



Instagram.

Ma è davvero impossibile evitarlo. E’ la app del momento da mesi, e lo resterà a lungo. Tutte le altre, di qualsiasi “categoria”, vengono dopo. Dà la possibilità di editare velocemente e relativamente bene le proprie foto. E poi permette di condividerle subito dove si vuole sul web. Oltre che costruire in automatico un archivio in perfetto stile e utilità cloud.



Quickoffice

Avere il vecchio e caro pacchetto Office, rivisto, flessibile e adattato ai nuovi usi e condivisioni, è diventato ineludibile. Non solo su tablet. Anche da smartphone sta prendendo piede (anche le versioni premium). Basta guardarsi intorno quando si viaggia in treno. Non necessariamente in business class.



Foursquare

Non fa solo divertire e sentire al centro dell’attenzione: aumentare i punti con i chech in e scalare la classifica del geotagging mondiale. Essere e utilizzare abbastanza Foursquare fa scoprire luoghi e opinioni che non si conoscono in modo istantaneo, spesso fornisce informazioni che sarebbe quasi impossibile reperire.



Messenger (di Fb)

Facebook è diventato sovraffollato da tempo. E manda continuamente notifiche, da cui magari in certi momenti si vorrebbe non essere disturbati. Il servizio che, invece, si vuole tenere sempre sotto occhio è la chat e i messaggi (da un po’ unificati) che Fb offre. Si tratta ormai di una vera e propria chat mondiale. Da quanto tempo non apriamo Msn? Ecco, Questa app serve proprio, ed esclusivamente, a questo. A gestire in mobilità i messaggi che ci arrivano su fb.



WhatsApp

Con l’ultimo aggiornamento di iOs e l’arrivo di iMessage ha perso un po’ di attenzione da parte degli utenti Apple. Ma resta pur sempre una applicazione rivoluzionaria, che fa comunicare con la sola connessione Internet in qualsiasi modo. Testo, audio, foto, video. E verso qualsiasi smartphone capace di supportarla. Ormai tutti.



Livestream

Il 2012 sarà un anno decisivo anche per il passaggio di massa dalla tv a Internet. Youtube sta incrementando il suo servizio Live, aumentando il numero degli utenti abilitati. Livestream ha migliorato il suo servizio, soprattutto da mobile. Ormai chiunque può prodursi, e da dove vuole, un programmino tv. Deve rispettare solo due vincoli. Una connessione Wi-Fi o Internet decente. E cose interessanti da dire e far vedere.



MyPhone+

Si tratta di una app utile in senso stretto. Permette di sincronizzare la rubrica del proprio telefono con gli amici di Fb. L’unico effetto collaterale si ha nel dover controllare che la sincronizzazione si avvenuta anche per contatti con nomi uguali o simili(foto, compleanni, info varie). E si ha un po’ di confusione nel calendario quando la rubrica supera il migliaio.
[...]

(continua a leggere su The Week.
Ecco tutti gli altri articoli di questo numero
Quattro impegni per Monti di Mario Adinolfi
Università: Spagna VS Italia
Grasse e felici di Alessia Fedele
Urlo disperato di Pina e di Lia Zeng di Cristian Umbro
Tobin Tax? No grazie ) | permalink

giovedì 22 dicembre 2011

Resterà solo Havel (ultimo numero di The Week del 2011)


Nell'ultimo numero di The Week ho scritto che resterà solo Vaclav Havel. Anche noi ci teniamo a ricordare il "presidente dissidente" scomparso domenica scorsa. Sarebbe stata "una roba da matti" non farlo. Lo riteniamo uno dei principali riferimenti per la cultura democratica ed europeista.

Appena postato il link, su Facebook sono stato subito attaccato e accusato di essere di destra. Nel 2012, alla faccia dei Maya, si dovrà riuscire ancora meglio a far capire che la sinistra o è riformista o non è, si tratta di una questione di logica.

Ecco gli altri articoli con cui chiudiamo il 2011: "Il nonnismo dei nonni"; "L'articolo 18 non ci riguarda"; Pelosi: l'assassino di Pasolini è ancora vivo".

Buon Natale a tutti, nessuno escluso. | permalink

venerdì 25 marzo 2011

Il periodico di Google


da The Week


Si chiama Think Quarterly ed è l'ultimo nato a Mountain View. E' a tutti gli effetti un magazine, trimestrale e online.

Big G spiega il perché è nato Think Quarterly affermando che c'era la necessità di organizzare e archiviare meglio i contenuti scambiati con i numerosi clienti, finora inviati attraverso tante newsletter, email, blog ufficiali, materiali stampati.

TQ è stato concepito e definito come "uno spazio per respirare in un mondo trafficato", che, neanche a dirlo, affronterà i temi della tecnologia e del business e gli intrecci che li legano. Matt Brittin, il capo di Google in Gran Bretagna, in una sorta di editoriale ha scritto: "In un mondo di cambiamenti molto veloci, abbiamo bisogno di tempo per riflettere. Think Quarterly è uno spazio di respiro in un mondo indaffarato. Uno spazio per riflettere su quello che sta succedendo".

La fresca prima uscita è composta da 68 pagine ed è dedicata alla gestione delle informazioni. E viene mostrato come TQ vorrà analizzare gli ultimi eventi che hanno visto protagonista la rete e come stanno cominciando ad avere ripercussioni sul business.

Il magazine è stato ideato e realizzato dall'agenzia di creativi  The Church of London, e non a caso: la versione cartacea di Think Quarterly, almeno per ora, è rivolta ed arriva solo ai partner britannici di Google. Non è stato nascosto che si tratta di un'operazione di marketing.

Il corpo dei giornalisti è costituito da collaboratori "arruolati" e dai "soliti" freelance. La firma più nota sembra essere quella di Simon Rogers (caporedattore di Datablog sul Guardian).

Il sito colpisce subito per la sua struttura e allo stesso tempo fa ricordare che si tratta di "un prodotto" Google: quindi pagina molto "pulita" su sfondo bianco. In particolare, Think Quarterly  è costruito con Flash e, inoltre, rende immediatamente l'idea della profondità dei suoi contenuti. Non è azzardato fare paragoni con BusinessWeek e/o con Salon. | permalink

domenica 20 marzo 2011

Aggiornamenti vari. E intanto siamo in guerra


Facebook ha modificato completamente (a suo favore) "le cinque W" del microblogging. I blog sono morti, si può dire.

Io, per avere un archivio per quando e se sarò vecchio, continuo a garantire un senso a questo mio primo sfogo internettiano, Laonda.

Tutta 'sta premessa per dire che riprendo alcuni post pubblicati sul mio profilo facebook. Eccoli, di varia quotidianità.

Ieri ho fatto vedere a mia madre l'ormai famoso video di Sabrina Nobile sui politici italiani. Ha finalmente capito perché i suoi studenti di scuola media le dicono da giorni che "solo uno ha risposto bene, gli altri sò tutti vecchi e ignoranti, professorè..." (http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/215691/nobile-i-politici-e-lunita-ditalia.html).

Poi, uscito la sera con gli amici, ho partorito "una massima" facile facile: ce n'è una che non tradisce mai, una Guinness...

Stamattina, grazie ad amici attenti e preziosi, ho recuperato un articolo che ieri mi ero perso. Si parla di Boris e mondo dello spettacolo italiano. E pure di sinistre, di una ormai vecchia e utile solo a se stessa, e di un'altra che spero un giorno riesca a fare rete per bene e quindi emergere. Per il bene non solo di se stessa, questa "altra" sinistra, ma di tutto questo paese che ne ha un bisogno incredibile. Finita questa lettura rimane in mente un grandissimo Massimiliano Bruno. Per capirci al meglio ecco un estratto:

"Io sono di sinistra, ma non sopporto l’autoghettizzarsi. Lo fa anche il mio amico Mannarino: il successo non è una colpa. E poi questa intellighenzia: se scrivi un film per Brizzi, un Nanni Moretti non ti chiamerà mai. A volte la sinistra è più fascista dei fascisti. La destra è più furba. Fox è iper-reazionaria, però produce Boris e perfino Michael Moore: sa che le fa gioco”.

Grazie ad una solita chiaccherata domenicale con mio padre, invece, ho recuperato un altro articolo che mi era sfuggito quasi un mese fa. Anche qui, per capirci: "essere stati craxiani non vuol dire essere stati socialisti".


Comunque, da quasi un giorno siamo in guerra. Ancora una volta è Twitter che per prima ce lo sta dicendo da quasi un giorno, e continua ad aggiornarci. La mia prima e banale riflessione in merito l'ho inviata proprio a Twitter. 

Ma allora quello di Berlusconi a Gheddafi era un bacio di Giuda...questo è un governo prima di tutto inadatto e poi il resto #guerra #Libya

E questa è la posizione che condivido senza tante perifrasi, luoghi comuni o ipocrisie di varia natura: Sì alla guerra, per interesse. | permalink

mercoledì 9 febbraio 2011

La guerra causata dal VoIP: forza internet come sempre


Preciso per i deboli di cuore che questo "forza internet" non vuole rimandare in nessun modo a riferimenti calcistici...



Gli operatori telefonici provano a imporre tariffe e offerte sempre meno aperte alle libere scelte degli utenti. Skype comincia a condannarlo pubblicamente. Si attende il giudizio di noi consumatori.

E' ovvio che per le compagnie telefoniche garantire l'accesso ai servizi VoIP è quasi farsi concorrenza "da soli". A dirlo tra le righe è la stessa Vodafone. "Secondo noi è giusto bloccare il VoIP sulle offerte più economiche. Altrimenti gli utenti invece di spendere 10 euro di traffico dati e 10 euro di traffico voce, spenderebbero solo 10 euro di traffico dati, includendovi anche il VoIP".

L'attuale principe del VoIP, Skype, non ha fatto attendere la sua replica, anche alla luce dei nuovi piani tariffari appena lanciati da Vodafone(che più o meno sono analoghi a quelli di Tim e Wind). "Skype è fermamente convinta che dovrebbero essere gli utenti di Internet - e nessun altro - a scegliere cosa fare online". con queste parole Jean-Jacques Sahel, dirigente di Skype, ha commentato questo andamento delle aziende di telefonia che premerebbero per creare un mercato dell'Internet mobile a due velocità.

Da un lato si vorrebbe un'offerta standard e accessibilissima, sostanzialmente guidata dall'operatore e quasi per nulla aperta alle scelte libere dell'utente. Dall'altra un'offerta capace di assecondare anche gli utenti "più esigenti" ma ovviamente più costosa e forse anche più difficile da trovare.

In questo particolare mercato, ci sembra, che noi consumatori possiamo essere con il nostro comportamento collettivo molto più decisivi che in altri settori. In fondo le paure di Vodafone si fondano proprio su questo: la ancora troppo potenziale concorrenza di Internet nelle telecomunicazioni.

(se ne discutte soprattutto qui)
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lunedì 17 gennaio 2011

La carta contro il web: siamo proprio un paese strano




Il nostro è davvero un paese strano. Riutilizziamo anche noi questo luogo comune tanto inflazionato, perché crediamo che tanto ciò non sarà spiegato mai abbastanza. Proviamo a fare la nostra parte.

Viviamo in un paese dove il Presidente del Consiglio controlla almeno(se non di più) la metà del potere mediatico. E i suoi oppositori politici, quando ne ebbero l'occasione, non provarono nemmeno a regolare questo "vulnus". Ma questo lo stiamo sentendo e leggendo da anni, mentre la situazione continua a peggiorare.

Vogliamo, invece, porre l'attenzione su quella che ormai appare una guerra dichiarata all'interno del mondo editoriale: carta stampata contro nuovi media. Proprio commentando questo dato ci permettiamo di dare dello "strano" al nostro paese. Se gran parte della carta stampata denuncia il conflitto di interessi sopra ricordato, chi complessivamente la rappresenta dovrebbe avere la lungimiranza di non attaccare frontalmente e superficialmente chi racconta l'Italia attraverso altri mezzi. Dunque veniamo ai fatti.

Il 12 gennaio scorso a Bergamo si è tenuta la seconda giornata del 26° congresso nazionale del sindacato dei giornalisti. La relazione della giunta esecutiva del FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) conteneva anche la seguente definizione: "concorrenza quasi sleale", riferita all'attività dei nuovi strumenti di comunicazione, in primo luogo quelli che utilizzano Internet.

Aigol(Associazione Italiana Giornali On-Line) ha prontamente risposto attraverso le parole del suo presidente Marcel Vulpis.
“Si tratta di una presunta concorrenza sleale, che non trova conferma, sotto alcun punto di vista, nel panorama attuale tricolore. L’apertura del mercato dell’informazione e la crescita delle testate online devono essere vissuti come opportunità, non come elementi ostili. L’editoria online è una “risorsa” da tutelare, non un presunto nemico da osteggiare.
L’unica concorrenza sleale che, invece, tocchiamo quotidianamente con mano è quella delle provvidenze per l’editoria (spesso a pioggia), di cui la carta stampata gode da anni e che, invece, l’online non ha mai conosciuto.
Siamo felici, però, che l’FNSI, per voce del suo segretario, parli di “concorrenza sleale”, perchè, a questo punto, andremo a fondo per capire, nei fatti, chi la esercita concretamente (e soprattutto chi si trova in “posizione dominante” rispetto ad altri competitor)”.
Guido Scorza, su Wired.it, commenta così la vicenda.
“Le dichiarazioni della FIEG sembrano quelle del bue che dice cornuto all’asino.
Proprio la FIEG, infatti, quale titolare del 49,5% delle quote sociali della Audipress S.r.l. – la principale società italiana di indagini di mercato relative alla lettura dei giornali e periodici – è, in questi mesi, al centro di un’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato nell’ambito della quale si contesta all’Audipress di aver abusato della propria posizione dominante non diffondendo i dati relativi alle vendite di quotidiani e periodici tra il 2008 ed il 2009.
L’ipotesi oggetto di attenzione da parte dell’AGCM è che l’Audipress abbia deliberatamente sospeso la diffusione di tali dati per occultare il crollo delle vendite delle edizioni cartacee e salvaguardare, in questo modo, i propri interessi ovvero garantirsi che gli investitori pubblicitari continuassero ad acquistare spazi pubblicitari su carta anziché migrare verso i nuovi media.
Scrive, infatti, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato nel proprio provvedimento di avvio dell’istruttoria: “In conclusione, i comportamenti descritti, in assenza di obiettive giustificazioni, appaiono evidenziare una strategia di Audipress finalizzata ad impedire la diffusione dei dati di lettura di quotidiani e periodici a partire dall’inizio del 2009. In particolare, detti comportamenti risultano strumentali ad ostacolare la diffusione di informazioni idonee a consentire una valorizzazione aggiornata degli spazi pubblicitari offerti dalle testate, alla luce dell’evoluzione del settore della stampa.”.
Come se non bastasse, proprio ieri l'AGCM ha pubblicato gli impegni con i quali l'Audipress vorrebbe sottrarsi alle contestazioni dell'Autorità, impegni attraverso i quali, in sostanza, la società controllata dalla FIEG e dalle agenzie di pubblicità, vorrebbe riservarsi, anche per il futuro, il diritto di non pubblicare i risultati delle proprie rilevazioni, sebbene attraverso un procedimento, formalmente, più complesso ed articolato di quello che ha portato alla decisione contestata.
Ci vuole davvero coraggio, in una simile posizione, a accusare i nuovi media di fare “concorrenza quasi sleale” alla carta”.
Scorza conclude questo suo articolo con le seguenti parole, che noi condividiamo pienamente.
“Internet non è nemico né della buona informazione, né del giornalismo e né dell’editoria moderna ed illuminata ma è – e per fortuna – un invincibile alfiere dell’innovazione contro la gerontocrazia che continua a governare vecchi ambienti e sistemi”.
Se un magnate dell’editoria di livello planetario, Ruper Murdoch, sta aspettando la nuova creatura iNewspaper(“l’edicola digitale”) di Steve Jobs per lanciare il suo nuovo quotidiano solo Online The Daily, un motivo ci sarà. Non si tratta di amore gratuito verso Internet o i nuovi supporti tecnologici.
Ecco perché ci viene da pensare che siamo in ogni caso un paese strano. O siamo lontani anni luce da un gerontocrate non italiano come Rupert Murdoch; o comunque individuiamo di volta in volta un colpevole diverso per spiegare il perché l’editoria italiana non se la passa bene e teme un futuro ancor più difficile.
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martedì 11 gennaio 2011

E' cominciata la decade


Sarà comunque l'ultima disponibile. I miei sentori romantici cominciano ad essere nutriti da episodi. Uno è il seguente.

Marco Simoni per l'Unità di oggi ha scritto un articolo che in molti hanno letto (mandato anche al Post). E soprattutto ha fatto "rosicare" tanti, come si dice a Buckingham Palace.

Ne riporto 3 righe, ma per favore trovate il tempo di leggerlo tutto, pure tutti i commenti, nessuno escluso.
 
[...]la logica della politica italiana, in particolare nel centrosinistra, è quella di marginalizzare chi ha scelto di non far parte di clan consolidati, indipendentemente dal valore e dal merito delle idee e della politica che viene perseguita: i risultati di questo procedere, mi sembra, sono sotto gli occhi di tutti.[...]
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sabato 18 dicembre 2010

NON MUORE MAI


Ecco il quarto numero di The Week, da due giorni nelle edicole di Roma, da ieri in quelle di Milano, Torino, Bologna, Firenze e altre città. Accorrete numerosi, è l'ultimo del 2010.

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venerdì 10 dicembre 2010

L'ITALIA CHE FAREMO


Terzo numero di THE WEEK da oggi in edicola. Dopo aver spiegato le nostre ragioni all'esordio, e poi "la grande rapina" la settimana scorsa, ora proviamo a dare soluzioni: perché non siamo mai stati "piagnoni". Leggiamo e commentiamo le 25 proposte per l'Italia, che o cambia o sopravviverà sempre peggio.

(Sul sito contributi ogni giorno e ci si può abbonare, sulla pagina Facebook si interagisce con gli altri lettori e la redazione in tempo reale)

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giovedì 25 novembre 2010

In edicola


Finalmente, con un manipolo di pazzi (come ci hanno definito in diversi).



Accorrete numerosi (da oggi nelle edicole di Roma, da domani nel resto d'Italia, ancora meglio se online che invece di 3,5 costa solo 1 euro e arriva prima). | permalink

domenica 31 ottobre 2010

Coscienza generazionale


Ho provato a spiegare perché sono convinto che dobbiamo rompere certi schemi, prima di tutto televisivi, che si sono, però, installati anche nel reale quotidiano.

Alle ultime Invasioni barbariche ad un certo punto la Bignardi ha organizzato un campo dove far scontrare quattro giovani impegnati in politica, solo per mostrare che siamo come i vecchi, litigiosi, "caciaroni" e privi di progettualità concrete.

Sono convinto che non possiamo snobbare e basta, dobbiamo analizzare episodi come questo e acquisire sempre più una coscienza generazionale, quella che ci consente di riappropriarci di più presente possibile e del futuro che ci fanno diminuire "esponenzialmente". | permalink