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martedì 5 luglio 2011

La NOTTE della rete. Streaming anche qui


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mercoledì 9 febbraio 2011

La guerra causata dal VoIP: forza internet come sempre


Preciso per i deboli di cuore che questo "forza internet" non vuole rimandare in nessun modo a riferimenti calcistici...



Gli operatori telefonici provano a imporre tariffe e offerte sempre meno aperte alle libere scelte degli utenti. Skype comincia a condannarlo pubblicamente. Si attende il giudizio di noi consumatori.

E' ovvio che per le compagnie telefoniche garantire l'accesso ai servizi VoIP è quasi farsi concorrenza "da soli". A dirlo tra le righe è la stessa Vodafone. "Secondo noi è giusto bloccare il VoIP sulle offerte più economiche. Altrimenti gli utenti invece di spendere 10 euro di traffico dati e 10 euro di traffico voce, spenderebbero solo 10 euro di traffico dati, includendovi anche il VoIP".

L'attuale principe del VoIP, Skype, non ha fatto attendere la sua replica, anche alla luce dei nuovi piani tariffari appena lanciati da Vodafone(che più o meno sono analoghi a quelli di Tim e Wind). "Skype è fermamente convinta che dovrebbero essere gli utenti di Internet - e nessun altro - a scegliere cosa fare online". con queste parole Jean-Jacques Sahel, dirigente di Skype, ha commentato questo andamento delle aziende di telefonia che premerebbero per creare un mercato dell'Internet mobile a due velocità.

Da un lato si vorrebbe un'offerta standard e accessibilissima, sostanzialmente guidata dall'operatore e quasi per nulla aperta alle scelte libere dell'utente. Dall'altra un'offerta capace di assecondare anche gli utenti "più esigenti" ma ovviamente più costosa e forse anche più difficile da trovare.

In questo particolare mercato, ci sembra, che noi consumatori possiamo essere con il nostro comportamento collettivo molto più decisivi che in altri settori. In fondo le paure di Vodafone si fondano proprio su questo: la ancora troppo potenziale concorrenza di Internet nelle telecomunicazioni.

(se ne discutte soprattutto qui)
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venerdì 17 settembre 2010

Giornali e Web VS USA


(da The Daily Week)

Fare paralleli tra la nostra Italia e un altro paese, magari gli Stati Uniti d’America, è da sempre gioco nazionale più o meno strumentalizzato all’occorrenza. Parlando di giornalismo online che si allaccia bene col tema della connessione in mobilità, si scopre che il giochino in questo caso viene semplice, senza forzature, ed evidenzia analogie e differenze interessanti.

La scorsa settimana Audiweb (il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulle audience in Italia) ha pubblicato i dati relativi alla vita su Internet degli italiani: i siti con più visitatori unici e pagine viste nell’arco di Luglio 2010, i dati relativi ad aree geografiche, età e fasce orarie. Repubblica si mantiene “url” più digitato con più di un milione di lettori unici al mese. Gli altri quotidiani, invece, fanno fatica a rispondere alla crescente concorrenza lanciata dalle piattaforme di blog o realtà editoriali vere e proprie ma considerate non tradizionali perché non presenti in edicola. Il sito del Messaggero è appena sopra i 77mila, quello del Sole 24 Ore è sotto i 200mila, la Stampa.it sui 232mila; mentre Tuttomercatoweb.com supera i 240mila. In confronto vanno benissimo i siti di riviste e i network legati alla moda e che si occupano di gossip. Un esempio: Donna moderna supera i 117mila visitatori unici mentre Panorama si ferma sotto i 33mila (peraltro, se fa piacere o meno, doppiato dall’Espresso).

Appaiono ancora più deludenti i dati relativi a realtà nate sul web e che hanno deciso di raccontarlo più delle altre. Su tutte la situazione attuale de ilPost.it e di Wired.it. Il sito della rivista “più nerd ma popolare come fruizione” che c’è in edicola si ferma sotto i 5000 lettori unici al mese. Il caso de il Post, esperimento italiano del gioiello di Arianna Huffington, è stato già analizzato da Massimo Russo e altri “opinionisti del web” (altra competenza rispetto a quella dei più conosciuti di calcio e politica).

Sempre pochi giorni fa dagli Usa è giunta la notizia che proprio l’Huffington Post appena citato e la rete di blog Gawker Media ha sorpassato ogni altro sito di informazione tradizionale, tranne quello del New York Times. Dunque, qua ritroviamo le analogie e le differenze tra il nostro stivale e il paese a stelle e striscie. Il NYT banalmente può venire affiancato a Repubblica e forse non a caso proprio il giornale di Ezio Mauro fu il primo a puntare in Italia su una “redazione online” nel 1997. Subito dopo è facile aggiungere il collegamento con “gli altri giornali” che arrancano qui come in America.

La differenza, invece, sta nel notare che in America la rete boccia tutti i giornali online(ricordando sempre l’eccezione del NYT) a favore di nuove strutture e forme di comunicazione pur sempre generaliste e che si sostituiscono perfettamente nel rispondere alla richiesta di essere informati da parte dei lettori. In Italia non è proprio così. Ricordata l’analoga eccezione, stentano a prendere il volo reti di blog o di informazione totalmente e solamente presente in rete che siano in grado di spazzare via i media fondati nell’800. Gli italiani si vanno a leggere il sito sul calciomercato per avere le notizie in tempo reale, quello sull’ultimo gossip per lo stesso motivo, ma sempre perché spinti da un interesse particolare e ben circoscritto.

Se il direttore del NYT sembra aver deciso che in un futuro molto prossimo forse il suo storico giornale dovrà abbandonare la zavorra cartacea per poter competere con forza sul web, da noi al massimo si rifà il “restyling” ai siti. Di più non si può. Anche perché, e forse proprio questa è la differenza fondamentale che sta a monte e da cui dipende tutto il resto, nel bel paese ci sono intere zone collinari e montane, entroterra delle isole e del sud, completamente senza Internet, altro che possibilità di scegliere la fibra ottica.

Se poi cresce (ed è cresciuta notevolmente negli ultimi due anni) la navigazione attraverso dispositivo mobile, gli operatori, nessuno escluso (l’ultimo a cedere è stato proprio Tre nei giorni scorsi), sono costretti a rallentare la velocità di connessione agli utenti che consumano più banda. Perché? Perchè la banda è già satura e chi utilizza già 400-500 MB di traffico al giorno provoca problemi enormi agli altri utenti e dunque gli operatori hanno dovuto correre ai ripari. Quindi ci possiamo scordare, ad esempio, chiamate via Skype quanto ci pare se vogliamo spendere di più o solo via dispositivo mobile. Non si può. Noi ci chiediamo, a questo punto, chi è quel qualcuno che sta pensando a risolvere questo problema il prima possibile. C’è chi pensa a rendere possibile in Italia la connessione Wifi ovunque? Non la chiediamo mica gratis (anche se in America come nei paesi del nord Europa oltre ad esserci è anche gratis). Siamo disposti ancora a spendere di tasca nostra per il nostro paese. Dateci almeno questa possibilità.
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martedì 20 luglio 2010

I famosi lavori in corso


In autunno l'inaugurazione...insieme all'altra nuova casa, la domus corporis. Questa, invece, sarà la domus mentis (un pò di "latinorum" quando "ce vo' ce vo' ").

(ringraziamenti sentiti e doverosi alla prima laonda, quella del cannocchiale) | permalink