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mercoledì 3 settembre 2014

Sulla mozione a difesa della "famiglia naturale" approvata ad Assisi.


A proposito di questa mozione presentata ed approvata durante l'ultimo Consiglio comunale di Assisi, il "Partito democratico di Assisi" ha scritto questo documento.

In merito ho voluto sottolineare la mia personale posizione, visto che il tema in queste ore è molto discusso in città. Credo di non essere l'unico ad avere questa impostazione di pensiero.

Anche secondo me la mozione citata è stata strumentale, per usare un eufemismo. I consigli comunali, di qualsiasi "levatura"...non si dovrebbero occupare di questi temi, a mio avviso.

Sono altrettanto convinto che non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia "gender". E’ il caso di ricordare che in questione non è la condizione omosessuale ma la diffusione di una certa ideologia di "gender", secondo la quale l’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali, invece che avere come obiettivo quello di tutelare le unioni diverse da quelle uomo-donna.

Occorre fare alcune considerazioni al riguardo, data l'importanza di questa ideologia nella cultura contemporanea, e la sua influenza sul fenomeno delle unioni di fatto. Per questo, spero (e credo) che nella prossima consiliatura assisana ci sarà la possibilità di far approvare un documento "diverso", che tenga in considerazione questi ed altri appunti di chi vorrà, senza possibilità di strumentalizzazioni da parte di nessuno e senza che nessuno si senta prevaricato. Per una questione simbolica, visto che in materia legifera il Parlamento.

Purtroppo gli integralisti, dei due “schieramenti” opposti, campano su un’ambiguità. Si tratta di quell’ambiguità che anche i tanto vituperati “DICO” del secondo Governo Prodi, magari, avrebbero eliminato se fossero stati portati fino in fondo. A questo proposito, c'è da ricordare che il Governo Renzi sta già lavorando in merito. Non è un caso che venga attaccato e strumentalizzato il dl Scalfarotto dalla suddetta mozione.
Se avessi scritto io il comunicato del Pd Assisi avrei sottolineato con molta forza che il dl Scalfarotto non va a diffondere l'ideologia gender, bensì si preoccupa di contrastare l'omofobia.

Il PD nazionale attuale, che è molto più avanti sui diritti civili rispetto a quello di Veltroni, Francheschini e Bersani, propone già la stessa linea in merito, quella che, modestamente, io ho sempre sostenuto.

Ho voluto condividere queste 4 righe perché la sinistra a mio giudizio è quella che non fa demagogia, né tanto meno si mette a rincorrere chi la butta in caciara (ai quali, forse, bisognerebbe dare meno spago). E purtroppo o per fortuna io tengo molto al PD e in particolare a quello di Assisi.

PS
la mia posizione sul tema diritti civili in senso lato, da molto prima del 2012, è esattamente questa, che poi, come detto, è anche quella (pagg.10-11) del Partito democratico (nazionale), il quale spero riesca a far approvare questa legge. Finalmente, secondo me, si farebbe chiarezza e giustizia da ogni punto di vista. | permalink

giovedì 22 marzo 2012

PD, congresso subito?


Oggi stiamo leggendo dappertutto che il Pd rischia seriamente di dividersi, di scindersi, insomma di morire per davvero. La causa? Sostanzialmente dover affrontare la riforma del mercato del lavoro che lunedi è stata presentata da Fornero e Monti. Situazione nella quale si registra che l’articolo 18, seppur strumentalizzato ovunque, non era l’ultimo dei problemi. Mentre scrivo c'è la sensazione che in parlamento qualcosa verrà cambiato. Stiamo a vedere.
Ad ogni buon conto è paradossale che in difficoltà ci sia il PD e non il Pdl. La riforma Fornero infatti finalmente affronta concretamente uno dei nostri problemi nodali, e mette in campo soluzioni, di cui la destra berlusconiana ha parlato spesso in campagna elettorale in questo ventennio, senza mai tradurre nulla in azioni concrete. E comunque si tratta di soluzioni per nulla di destra, anzi alcune sono banalmente ricollegabili ad una cultura socialdemocratica come si prova a dire anche altrove.
Ecco perché sembrerebbe assurdo che non sia il Pdl a essere messo nei guai da questa riforma, e che addirittura lo sia il PD. È assurdo ma solo in teoria. In pratica, infatti, si sa che si tratta di un nodo che viene al pettine. Uno di quei nodi che l'ultimo congresso 2009 del partito non ha affrontato, come del resto gli altri appuntamenti degli ultimi vent'anni della sinistra italiana. In verità all’ultimo congresso del Pds del 1997 il segretario Massimo D'Alema diceva cose precise e univoche, “blairiane”, quelle di moda dell’epoca; per questo molti ironicamente dicono di essere rimasti dalemiani, e che sia stato lui ad aver cambiato idea. Ma questa è un’altra storia.
Un’approssimazione fastidiosamente errata è dire che gli ex Margherita siano tutti a favore di questa riforma, mentre gli ex Ds sono tutti contro. I media semplificano, rinunciando a spiegare una situazione leggermente più complessa. In realtà, infatti, la divisione tra dem a favore e dem contrari è trasversale e rispecchia, guarda caso, le mozioni del congresso 2009. In breve, da una parte una ex Margherita come la Bindi grande sponsor del segretario e dall'altra i vari Treu e Gentiloni. Franceschini, candidato contro Bersani nel 2009 cerca di collocarsi nel mezzo. Ma appare più vicino alla maggioranza del partito che pontiere.
Però c'è una rilevantissima eccezione: Enrico Letta. L'attuale vicesegretario del PD, che è tale in virtù dell'appoggio a Bersani nel 2009, ha fin dall'inizio palesato il suo favore per questo governo e i suoi obiettivi. E adesso continua a rincarare la dose staccandosi dunque dalla posizione della presidente del partito Bindi, rimasta fedele alla linea della maggioranza del partito.
Inoltre ci sono pure gli ex Ds divisi tra contrari e favorevoli. Anche qui le mozioni del congresso 2009 continuano a essere rispettate con una sola eccezione. Quella di Damiano (vicino a Fassino che appoggiò Franceschini), che si schiera con i depositari del filo rosso con la Cgil, ora guidati da Fassina. Tra i favorevoli il giuslavorista Ichino, Tonini, Morando, insomma i veltroniani (ma sempre provenienti dai Ds!) che continuano a spiegare che secondo loro l'agire riformista di Fornero e Monti addirittura è "di sinistra" se proprio vogliamo dirlo.
Quelle di Letta e Damiano sono due eccezioni che però possono spiegare che adesso i giochi stanno davvero cambiando in modo irreversibile. Per la prima volta ci sono tutte le condizioni per affrontare discussioni interne al netto di qualsiasi legame di potere o di convenienza figli di qualche passato. Per la prima volta è possibile dividersi esclusivamente in base ad idee e contenuti. Questo ovviamente dipende totalmente dalla volontà di abbandonare qualsivoglia comodità ipocrita.
E pare pure evidente che proprio da qui passa la sopravvivenza o la morte del partito democratico. O si affrontano finalmente i temi, ognuno mette nero su bianco le proprie idee e intenti, e il segretario legittima la sua funzione creando una sintesi credibile e sostenibile, oppure tutto crolla. La farsa del partito che in realtà non esiste, non solo nelle idee ma nemmeno negli immobili, non sarà più fisiologicamente praticabile. Allora alcuni, felicissimi, rifaranno finalmente il Pds (non i Ds), e gli altri valuteranno cosa sarà per loro più conveniente. E chi aveva creduto nel progetto di un partito democratico italiano non riceverà mai le scuse e nemmeno alcuna spiegazione, per questa che passerebbe definitivamente alla storia come una vera e propria "truffa politica". Perché nessun nuovo elettore Pd, seppur felice per la scelta, aveva costretto questi dirigenti a cambiare nome ai rispettivi partiti (anche se in queste settimane tutti abbiamo scoperto che in realtà si tratta di partiti ancora vergognosamente vivi finanziariamente).
Poi c’è un altro aspetto totalmente paradossale, e allo stesso tempo molto interessante. Da una parte ci sarebbe chi ha già bene in mente cosa fare: rottamare in qualche misura i propri padri e prendersi lo spazio che gli spetta. Le idee, per quanto possano apparire a tratti contraddittorie, condivisibili o meno, sono però chiarissime. E da questa parte ci sarebbe pure pronto un gruppo dirigente più giovane ben affiatato al suo interno. In soldoni, qui la leadership già è riconosciuta.
Dall'altra parte, invece, se la “mozione” sembrerebbe già pronta nella sostanza dei contenuti e delle idee, mancherebbe il metodo per provare a renderla vincente, e mancano pure i leader che siano convinti di spendersi per questa causa. Insomma il leader manca proprio a chi nel leader ci crede, proprio mentre di leader abbondano quelli che demonizzano la leadership e, anzi, di questa demonizzazione, ne fanno un cavallo di battaglia.
Mentre scrivo, come accennato, si annusa che in parlamento qualcosa succederà, che si riuscirà a trovare una soluzione. E che la vera rivoluzione Monti non l'ha compiuta sull'articolo 18, ma ponendo fine alla cultura consociativa, non più attinente nè giusta per una società totalmente modificata e in larga parte senza rappresentanze. Al netto di questo per il Pd resta inevitabile affrontare se stesso. Quello che dovrebbe o almeno quello che vorrebbe essere. E spiegare il perché.

(continua a leggere su The Week) | permalink

venerdì 23 settembre 2011

Perché Renzi, cominciamo a dirlo


In tale situazione economicamente e politicamente folle il Partito Democratico dovrebbe aver raggiunto almeno il 40% di consensi virtuali. Invece niente. Addirittura è continuamente oscurato da qualsiasi cazzata che avviene altrove. Perché?

Perché i dirigenti "democratici" che decidono sono vecchi e non credibili, visto che hanno cambiato nome 3-4 volte al proprio partito ma non si sono mai tolti di mezzo (all'estero avviene esattamente il contrario). E questa è una storia risaputa.
L'altra ragione, ancora mai spiattellata nuda e cruda, legata a doppio filo alla precedente, è che l'attuale maggioranza dei cosiddetti "giovani democratici" e giovani dirigenti sono conformisti e in attesa di cooptazione.

"Ma cambierà, vedrai che cambierà". | permalink

sabato 10 settembre 2011

Renzi e il gruppo di surfisti. "Un gruppo plurale"


Questo blog, per ovvie ragioni, si è innamorato particolarmente di una delle risposte che il sindaco di Firenze ha dato nel corso di un'intervista (pubblicata ieri sul Corriere Fiorentino). Si parla soprattutto dell'amministrazione di Firenze, e si indaga sul perché la Cgil e altre frange conservatrici della sinistra italiana contestano più lui che Tremonti o Berlusconi e questo governo. Il consiglio, dunque, è di leggere tutta questa lunga intervista. Ecco, invece, la risposta di cui sopra, in cui si chiarisce ancora una volta che la critica "dell'uomo solo" addossata a Renzi, per provare a togliergli terreno sotto i piedi, è falsa, oltre che banale.
Il nostro è un gruppo plurale, non è vero che sono un uomo solo come dicono i professionisti della critica. Venti anni di berlusconismo e le trasformazioni oggettive del processo di rappresentanza ci portano a pensare che un nome, piuttosto che un progetto, risolva tutto. Dalla Leopolda verrà fuori un progetto per il Paese, fatto di liberalizzazioni, di innovazione, di qualità, merito, talento. Questo progetto può piacere o meno e per incrociare l`onda del cambiamento ha bisogno di molte condizioni. Ma io non sono causa dell`ansia di cambiamento: sono un effetto, anche se mi prendo il coraggio di essere salito sul surf. Ma, come sanno i surfisti, è difficile che arrivi di nuovo l’onda perfetta.
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lunedì 5 settembre 2011

Chiedere a Bruxelles "ispettori mentali"


L'Italia è sotto attacco da parte dei mercati. Ancora. Draghi (e l'UE) ci ha appena detto che non è scontato che la Bce compri i nostri titoli.

I nostri attuali sindacati, dividendosi tra chi indice scioperi generali in questo momento ipercritico e chi non riesce a spiegare cosa fa, dimostrano definitivamente una dannosità che senza esagerazioni vicina a quella della casta berlusconiana.

E il PD(s) oggi che ha fatto? Tralasciamo il caso Penati(che è meglio), si è concentrato per dichiarare tregua a Repubblica perché il giornale dell'odiato Scalfari oggi lo dà al 29,5%, commentando che "er grande partito" è ormai fortissimo...

Non riesco più a dire altro che "cose da pazzi".
A Bruxelles è già tanto se ancora non ci hanno mandato qualche "ispettore mentale". Ma potrebbero legittimamente abbandonarci dalla sera alla mattina se continuiamo così.

p.s.) Senza riscrivere parola per parola, vi rimando direttamente al post di Francesco Costa. Impossibile non condividerlo. Qua riprendo solo il video postato da Francesco, inquietante per certi versi, ma anche emblematico e chiaro per altri nello spiegare l'attuale condizione della sinistra italiana. Si tratta di un discorso tenuto nel febbraio del 1997, più di 14 anni fa...Sine verbis


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mercoledì 24 agosto 2011

Con i guelfi bianchi, confermo


In "prima liceo"(stagione 2003/2004), studiando l'inferno dantesco sono stato facilmente attratto dai guelfi bianchi, perché a priori credevo fosse cosa buona giusta fare il cattolico c.d. critico ed elitario.

Poi, crescendo, ho capito che forse la cosa buona e giusta è abbracciare (ovunque) un approccio popolare e solo in casi assai rari "chicchetoso", perché qualsiasi ideologia è una minchiata.

Per fortuna anche ora, però, almeno tra guelfi bianchi e neri, mantengo la stessa scelta, i bianchi. Ma perché mi pare che i veri ghibellini siano proprio i guelfi neri (no, non chiamatemi l'ambulanza, era solo e sempre per commentare umilmente crisi italiana e conseguente "ingenua" ricerca di capri espiatori che non reggono. Che oltretutto, sempre "ingenuamente", non fanno fare rete e aggredire i veri problemi e i veri nemici) | permalink

lunedì 22 agosto 2011

Colpi di coda


Il radicalismo è alla frutta più del berlusconismo. Per questo bisogna attendersi colpi di coda maggiori di quelli del Cav., come la polemica attuale contro la "Chiesa", palesemente OT(bisogna pensare alla casa Italia che brucia, per dire) e fine a se stessa. Marco(leggonsi pure commenti su fb) l'ha detto anche meglio: il Pd deve convincersi di voler andare al governo subito.
Se devo scegliere tra la chiesa e i radicali, scelgo la Chiesa. Senza esitazioni. Spero che il Pd non caschi in questa trappola, regalando l'elettorato cattolico alla destra reazionaria.
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martedì 5 luglio 2011

Cazzate a orologeria, masochista


Berlusconi mette di nascosto il Salva-Fininvest, ma è costretto a ritirarlo, comincia ad avere paura. Fondata. Angelino Alfano, nuovo e primo segretario politico del partito di Berlusconi, vede subito morire la sua definizione di "partito degli onesti". Subito sperimentato, volente o nolente, tafazzismo anche a destra. Subito

E il Pd che fa? Riesce a far passare tutti questi problemi giganteschi della destra in secondo piano nelle discussione del proprio elettorato. E i media non c'entrano niente. Si fa tutto da soli. Caspiterina. Come? Si decide dopo ore di discussione pomeridiana di astenersi sull'abolizione delle province. L'ennesima cazzata a orologeria, masochista naturalmente: viene da commentare al bar come in salotti da pensiero profondo.

E l'hashtag per Twitter è #nuntereggaepiu. Soprattutto per i militanti e gli iscritti "volontari" del Partito democratico italiano.

Perché? A mio avviso, perché nel momento in cui l'avversario politico è ai minimi storici, non c'è peggior azione dell'astensione. Il Pd, dunque, ha fatto una cazzata. Anche perché Di Pietro, dopo le recenti scivolate, aveva bisogno di dimostrare di nuovo che il "migliore" è solo lui. Inoltre il Pd ha votato come e insieme a Pdl e Lega, facendo passare per "rivoluzionario" anche il cd terzo polo, oltre che Di Pietro. Dunque, qualsiasi motivazione più o meno contorta ("la norma non stabiliva nulla sul dopo") non può reggere. Non solo per una "ragion politica" (il governo sarebbe andato sotto e molto pericolosamente per Berlusconi).

E l'aspetto ancora più drammatico è che risulta difficilissimo rispondere a chi accusa le province di essere principalmente il parcheggio indispensabile per politici e assistenti politici "trombati".

Questo status di fb, e i commenti derivati, insomma la discussione che ne è nata, aiutano ancora meglio a capire, secondo me, la faccenda(la bacheca è quella di Stefano Menichini).

Qui, qui e qui altri commenti sempre su questa vicenda. Commenti che sottoscrivo, diciamo. Come quello del vicepresidente del Partito democratico.

AGGIORNAMENTO: Questi, invece, i commenti dei sindaci democratici. Che ringrazio, perché mantengono in vita una speranza di Pd reale con la loro tenacia e le loro amministrazioni ogni santo giorno. Spero, ancora, che il pensiero "organico" del Pd diventi quello di questi sindaci. Prima che iscritti e simpatizzanti "volontari" mandino tutti a quel paese indiscriminatamente e definitivamente.

"Considero grave e francamente inaccettabile il voto di astensione espresso dal Gruppo Pd alla Camera relativo alle Province. La complessità dei problemi non può giustificare la paralisi e la non decisione. Si rischia di apparire agli occhi dell’opinione pubblica una forza del conservatorismo vischioso, che esprime una permanente doppiezza. Un voto, quindi, sbagliato in relazione ai problemi della finanza pubblica che richiedono una riduzione drastica di funzioni istituzionali ripetitive ed inutili. Ma è sbagliato ancora di più in relazione alle esigenze di sviluppo e modernizzazione del Paese. La palude burocratica, la sovrapposizione di competenze, il groviglio politico-amministrativo sono le principali cause di blocco dei processi decisionali e degli investimenti alla base del ritardo dell’Italia sul piano della competitività internazionale. E’ assolutamente necessario, a mio parere, rilanciare su questo punto, e in tempi rapidi, un’iniziativa tempestiva e concludente per il superamento di livelli istituzionali di cui nessuno coglie più la funzione"
Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, sulla sua pagina Fb.

Io ho sempre espresso il mio parere favorevole alla abolizione delle Province. Il mio partito non mi ha certo consultato su come avrebbe dovuto votare sulla proposta di legge e io non ho certo cambiato idea dopo il voto del parlamento. Dunque continueró la mia battaglia per la abolizione delle Province.
Michele Emiliano, sindaco di Bari, sulla sua pagina Fb.

Stacco per una settimana di ferie con la mia famiglia. Rientro in pista giovedì 14 luglio. A chi mi chiede delle province dico che ieri il PD ha perso un'ottima occasione per dare un segnale al Paese. E mi dispiace molto. Io avevo proposto di abolire le province anche quando ero...presidente e non era tema di moda. Ma ieri avevamo da battere un rigore e non l'abbiamo neanche calciato!
Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sulla sua pagina Fb | permalink

venerdì 3 giugno 2011

REFERENDUM 2011: 3 Sì e 1 NO


A distanza di qualche mese confermo la mia posizione assunta fin dall'inizio: i 3 Sì e 1 No. Rimarco quel " a distanza di qualche mese" per rivendicare con orgoglio "i vaffanculo" gratuiti che mi sono preso con pazienza e rifiutando tentazioni di vittimismo. Vaffanculo provenienti da "movimentisti" superficiali che ogni tanto hanno bisogno di dare sfogo alle loro voglie di "battaglie civili" (salvo poi ritornare nel loro limbo fino alla successiva smania di presenza pubblica). E vaffanculo provenienti anche dai cd dalemiani affamati di applausi e consenso facile (à la Grillo verrebbe da dire, con cui però, paradossalmente, non vogliono rompere il muro di gomma facendo il primo passo essendo loro e non Grillo "animali politici", sbagliando).

Per quanto riguarda la mia testa voterò 2 SI ideologici contro il Nucleare(scheda grigia) e contro "i profitti" del secondo quesito sull'acqua(scheda gialla).

Voterò NO al primo quesito sull'acqua(scheda rossa) perché votare Sì non ha proprio senso(basta leggere questo dossier de Lavoce.info).

Voterò SI contro il legittimo impedimento(scheda verde) perché la legge è uguale per tutti ma anche per un voto politico.

Per il Si ideologico contro il nucleare spero solo di non fare la fine, oltretutto meno famosa, di Chicco Testa: di cambiare idea fra 20-25 anni (mi rifugio dietro allo stesso diritto già concesso a Testa :-).

Riguardo ai quesiti sull'acqua voglio dire almeno 2 cose. La prima è che, comunque, è vero che dà fastidio che gente che fino a pochi anni o mesi fa nemmeno si "interessava" di questi temi o addirittura li avversava superficialmente(Di Pietro e certi "democratici") ora ne sia diventata il paladino. La seconda è che il Sì o il No ai due quesiti sull'acqua non hanno in concreto molto senso oltretutto perché non possono cambiare nulla dell'esistente (rinnovo l'invito a leggere La Voce). In discussione non c'è l'acqua come bene pubblico: è ovvio che io credo nell'acqua come bene pubblico. La realtà che permette di far uscire il bene pubblico acqua dal mio rubinetto è, invece, molto più complicata e necessita di miglioramenti che il pubblico, forse, non è in grado di garantire. Io credo che dovrebbe deciderli, il pubblico, e poi far in modo che si realizzino, con regole e controlli seri.

Anzi, dico anche una terza cosa riguardo ai 2 quesiti sull'acqua. Credo che la sinistra italiana deve sciogliere il suo pensiero sul rapporto tra pubblico e privato, una volta per tutte. Credo che sia molto tardi per farlo, ma evidentemente bisogna cominciare a maggior ragione. A questo proposito cito quanto su Facebook ha scritto il Sen. Giorgio Tonini (che tra l'altro mi pare di capire voterà 3 No e un solo Sì, Sì contro il legittimo impedimento, proprio come un mio caro amico).
E perché vedo un rischio di regressione culturale rispetto alla stagione del primo Ulivo, che aveva tra i suoi capisaldi la distinzione tra pubblico e statale: non tutto ciò che è pubblico deve per forza essere gestito da istituzioni pubbliche. Sulla base di regole certe, è possibile e anzi auspicabile, in nome del principio di sussidiarietà, che possano esserci servizi pubblici svolti da soggetti privati o privato-sociali.
A dimostrazione che i democratici che non cambiano idea a seconda di come gira "la pancia del popolo" sono proprio quelli che vengono accusati ed etichettati come "individualisti" e "nemici del popolo" da gran parte, proprio, dell'attuale "maggioranza" del Partito Democratico, che, invece, preferisce evitare discussioni spinose con la base e fa finta di niente. Anzi, appunto, accusa di "tradimento" e invoca ridicole e dannose purghe per chi prova a costruire dibattito e confronto, utilissimo se non vitale, per il Partito, per dargli "un senso" per davvero. Insomma, mi riferisco a quegli -ani che si sono buttati sul Sì ai referendum sull'acqua mettendo il cappello sul lavoro dei comitati perché, sostanzialmente, affamati di applausi e consenso facile(di cui sopra, l'esatto opposto delle loro predicazioni). E a rimetterci può essere, come sempre, solo il Pd...

Ad ogni buon conto, superare il quorum è tanto difficile quanto, dopo l'esito delle amministrative 2011, è risultato fondamentale e un possibile "colpo di grazia politico" per Silvio Berlusconi. Prova ne è il tentennamento della Lega che non dice cosa sta facendo per i referendum, e lo stesso Berlusconi che ogni giorno ripete che qualunque sia l'affluenza alle urne referendarie non sarà un voto politico contro di lui.

L'obiettivo principe è quello di portare a votare più gente possibile e con le idee più chiare possibili in testa(qui bisogna plaudire all'ultima strategia dipietrista e democratica di dire che "chiunque può e deve salire sul palco").
Dunque, non perché lo dica il Terzo Polo, l'unica cosa sicura e affidabile è che dobbiamo andare a votare il 12 e il 13 Giugno, e per tutti e 4 i quesiti. Ognuno poi faccia le sue scelte tra ragione, "ideologia" e praticità. Ognuno trovi la combinazione che più lo aggrada, ma non è questo che farà la differenza. Né sul nostro immediato né sui libri di storia futuri. Spiace dirlo perché i referendum non dovrebbero avere questa valenza che, detto sottovoce, è prima di tutto politica.

AGGIORNAMENTO: E stasera pure Matteo Renzi si schiera per i 3 sì e 1 No. Lui dice votare Sì e No sui quesiti dell'acqua in modo opposto al mio, ma come ho detto e rimarco senza ipocrisia non è la combinazione ad essere fondamentale...il voto è politico (la campagna di mistificazione messa in piedi nelle ultime 48 ore dalla stampa di destra è emblematica)

Qui ho scritto un bel "Viva i referendum". Faccio una rassegna del festival delle dichiarazioni di voto dei partiti, ma più che altro ho a cuore le riflessioni direttiste riportate nell'articolo. | permalink

lunedì 30 maggio 2011

Centro-trattino-sinistra: "fora dai ball"


Non ho tempo per riuscire a "scrivere" e illustrare per bene il nervosismo che ho in corpo provocatomi dalle dichiarazioni degli ultimi giorni dei grandi strateghi del centro-sinistra. Compresi quelli riesumati dalla lotta al nucleare e dagli exploit genuini ma personali di Pisapia e De Magistris (a proposito, ancora stiamo zitti in merito ma il vento sembra davvero cambiato...)

Almeno un cinguettio da 140 caratteri, però, dovevo farlo. Stavo scoppiando.

"liberismo" e "individualismo". (#litanie) da uccidere secondo alcuni -ani nel #pd. Allora perché #dalema allo stesso tempo vuole #Casini?:/

In breve: fora dai ball. Continuo, ovviamente, a non condividere "la linea". Ma l'incazzatura non deriva da questo, ci mancherebbe. Il fatto è che, ormai, tale linea non ha proprio senso, si contraddice se confrontata con i propri "corollari". O addirittura si smentisce da sola. Basta 'orco boia!

Per tutto il resto, rimando totalmente alle parole scritte oggi da Pippo Civati: le condivido tutte. Ad oggi il Partito democratico non esiste (ancora, io continuo a asperarci). Al massimo esiste il Pds che solo Mussi lottò per mantenere tale nel 2007(ultimo congresso Ds). Gli altri votarono per fare il Partito democratico. Poi delle due l'una: o hanno cambiato idea e hanno voluto tornare indietro. Oppure erano e sono degli ipocriti.

A mio avviso, Arturo Parisi continua ad avere ragione. E continua, purtroppo, a non avere tessere. Queste continuano ad averle altri. Così è.

AGGIORNAMENTO: Come ci si aspettava dopo il primo turno, il centrosinistra ha vinto le amministrative 2011 dopo ballottaggi che hanno schiacciato il centrodestra. I vincitori indiscussi sono le leadership di Pisapia, De Magistris e Zedda (e non i loro partiti, Sel e Idv, nè il Pd, purtroppo, anche se tutti non hanno perso).

I due democratici che seguono hanno affidato a Facebook una analisi chiara e semplice che abbraccio con tutto me stesso, anzi mi ci aggrappo con veemenza.

Michele Emiliano. Sento in televisione vecchi politici che stanno tentando di appropriarsi di una vittoria che non è loro. Non hanno vinto i partiti, ma coloro che come De Magistris, Zedda, Cosolini, Pisapia hanno ricevuto i voti di coloro che, senza più alcuna distinzione ideologica, non ne possono più d'essere umiliati da vecchi arnesi del passato.


Matteo Renzi. Le elezioni 2011 dimostrano che l'era dei partiti che designano candidati a tavolino o costruiscono coalizioni romane è finita! Oggi vincono storie credibili e persone che suscitano speranza. La morale? Il centrosx non rincorra Fini e Bocchino e non rinunci mai alle primarie. E non inseguiamo Berlusconi, ma parliamo di noi, dei nostri sogni, del nostro futuro... | permalink

martedì 17 maggio 2011

Non è solo "uno scazzo" post-elettorale


Sottolineo, non è solo uno scazzo post-elettorale.

il problema del pd è il pd

è un partito sconfitto (vincono vendola, de magistris, grillo,
pisapia, tutti tranne il pd che regge solo nelle roccaforti e a
bologna ha perso dieci punti in tre anni) che crede di aver vinto.

Io penso questo. Questo mi fa incazzare. Questo lo dico.
Ah, e continuo a non stracciare la tessera democratica, continuo a credere in un PD diverso.

Ad Assisi c'è bisogno della mano di tutti. Si ricomincia da oggi. Fuori o dentro "i partiti" si deve ricominciare da oggi per il 2016. Boia chi molla, su questo quelli hanno ragione. | permalink

sabato 14 maggio 2011

Con Simone in Consiglio per Carlo Sindaco


Sono passati 5 anni. Quelle elezioni, le scorse comunali, le avevamo perse. Come quelle ancora precedenti del 2001 e del 1996.

Adesso il centrodestra è spaccato a metà. Dopo 15 anni di affari e giochi fatti insieme, della serie una volta a me e una volta a te, il sistemino di provincia si è rotto. E ovviamente si sono inseriti i sistemoni nazionali. Quindi da una parte Pdl e Lega e dall'altra il fantomatico Terzo Polo. Ma sempre di destra si tratta (per buona pace anche di chi nel mio partito ancora dice di credere e lancia sante alleanze). La scelta resta su quale è più o meno populista o seria e via discorrendo.

Di qua invece è successo esattamente il contrario, Dopo la fase delle primarie che, onestamente, come sempre lascia strascichi, soprattutto quando a perdere è il Partito democratico, il partito più "grosso", le cose si sono risistemate in maniera incredibile. Come quando si litiga tra amici e quando si fa pace si è più legati di prima.

Al di là della spaccatura a metà del centrodestra (ripeto, per la prima volta nella storia di Assisi), che senza dubbio è un vantaggio per il nostro centrosinistra, la nostra vera arma è un candidato davvero ottimo, Carlo Cianetti. Verità ancora "più rafforzata" dal fatto che la sfidante Claudia Travicelli è al suo fianco dal giorno dopo le primarie, "ventre a terra" come amiamo ripeterci sempre insieme a Carlo.

Nel 2006 il Partito democratico era presente solamente e ogni tanto in qualche editoriale della domenica. Adesso esiste sulla carta. Per quanto mi riguarda mi ritrovo, come 5 anni fa ma magari con un linguaggio più forbito, a dare una mano a Simone Pettirossi affinché venga eletto in consiglio comunale. In ogni caso tutti con Carlo Cianetti! | permalink

martedì 12 aprile 2011

Hanno rotto i gabbasisi


Secondo me Report dovrebbe fare almeno una puntata su Ugo Sposetti, sulla cazzata del "battiamo berlusconi solo se aumentiamo i finanziamenti ai partiti". Ci vuole rispetto per l'intelligenza e le condizioni materiali degli italiani.

Qui, qui e qui(dal minuto 20) altri che si sono incazzati come me. Soprattutto i primi due, perché a differenza del terzo hanno a cuore il Partito democratico italiano.

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domenica 3 aprile 2011

L'anomalia baby-boomers italiani


Facendo di tutta un'erba un fascio, come deve essere noto, si dicono corbellerie. (Ri)Faccio un altro discorso. Rivendico la mia, ormai vecchia, fissa per i baby-boomers. Quelli italiani.

Da noi soltanto Prodi si è ritirato. Le pare che una certa «vischiosità» riguardi soprattutto gli ex giovani del Pci?

«Non mi pare che sia un copyright made in Pci. Quel partito aveva delle regole e le faceva rispettare. Dopo due legislature andavi a casa. Semmai mi sembra la caratteristica di una generazione, quella di coloro che oggi hanno attorno a 60 anni e che hanno vissuto nel mito del proprio essere una generazione e nel mito di voler cambiare il mondo. Continuano a star lì nella presunzione di poterlo ancora cambiare, ma se non ce la fai in 10-15 anni, non ti puoi incatenare a un posto di responsabilità».

(qui tutta l'intervista di Fabio Martini a Matteo Renzi su la Stampa di oggi) | permalink

martedì 8 febbraio 2011

Non toccate Gobetti


Con estremo ritardo scrivo il mio umile commento sull'editoriale di oggi di Repubblica, firmato da Ezio Mauro. Accampo più o meno questa scusante: forse facevo il liceo quando sono stato "fomentato" così tanto da un fondo di Repubblica.
Aggiungo le poche e istantanee parole con cui ho corredato il link all'articolo postato su facebook. Come tutti gli altri status qui almeno rimangono in un archivio. Non volano via.

VIVA L'AZIONISMO, alla faccia dei berlusconiani e dei dalemiani...aaaaaaaah, l'ho detto!!!
NON TOCCATE GOBETTI!

Sottolineo alcuni passaggi dell'articolo di Mauro, che a mio piacimento spiegano in maniera discreta il mio urlo facebookiano di sopra. Credo che si capisca abbastanza bene il perché Berlusconi tema questi fenomeni, ha capito che non ci sono solo quelli che sanno parlare e scrivere bene a pensarla così. E credo che si capisca bene anche perché il Partito democratico faccia ancora fatica a nascere...

(...)
Eppure la storia breve del Partito d'Azione è una storia di fallimenti, che nel sistema politico ha lasciato una traccia ormai indistinguibile. Gli ultimi eredi di quell'avventura, nata prima nella Resistenza e proseguita poi più nelle università e nelle professioni che nella politica, sono ormai molto vecchi, o se ne sono andati, appartati com'erano vissuti, in case piene di libri più che di potere. Ma l'idea dev'essere davvero formidabile se ha attraversato sessant'anni di storia repubblicana diventando il bersaglio dell'intolleranza di tutte le destre che il Paese ha conosciuto, vecchie e nuove, mascherate e trionfanti, intellettuali e padronali: fino ad oggi, quando si conferma come il fantasma d'elezione, fisso e ossessivo, persino di questa variante tardo-berlusconiana normalmente occupata in faccende ben più impegnative, personali ed urgenti.
(...)
gli azionisti sono pericolosi due volte. Perché non portano in sé il peccato originale del comunismo, che contrassegna gran parte della sinistra italiana, e perché non scelgono l'anticomunismo, come dovrebbe fare ogni buon liberale. Anzi, questo liberalismo di sinistra rifiuta l'equidistanza tra fascismo e comunismo, che porta il partito del Premier e i suoi giornali addirittura a proporre la cancellazione della festa della Liberazione, come se il 25 aprile non fosse la data che celebra un accadimento nazionale concreto e storico, la fine della dittatura, ma solo una sovrastruttura simbolica a fini ideologici. Così, Bobbio denuncia come la nuova equidistanza tra antifascismo e anticomunismo finisca spesso ormai per portare ad un'altra equidistanza, "abominevole": quella tra fascismo e antifascismo.
(...)
Guglielmo Giannini, d'altra parte, sull'"Uomo Qualunque" derideva gli azionisti come "visi pallidi", Togliatti chiamava Parri "quel fesso". Ottima compagnia, dunque. Soltanto, converrebbe lasciar perdere Gobetti. Perché a rileggerlo, si scoprirebbe che sembra parlare di oggi quando scrive degli "intona-rumori, della grancassa, di un codazzo di adulatori pacchiani e di servi zelanti che facciano da coro", che diano "garanzia di continuità nella mistificazione", "armati gregari" che sostituiscono "la fede assente", perché "corte e pretoriani furono sempre consolatori e custodi dei regimi improvvisati con arte e difesi contro i pretendenti".
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lunedì 7 febbraio 2011

I radicali nel governo che lotta contro diritti civili e coerenza? Si attende l'attenzione ai particolari imposta agli altri


Ormai, in Italia, a mio avviso, gli unici ambienti politici "ideologici" che restano sono quello leghista e quello radicale. Con ideologico intendo il difendere il capo e la sopravvivenza della propria ditta fregandosene della coerenza delle proprie argomentazioni e di ciò che si è detto anche in pubblico poche ore prima.

Non includo in questo piccolo insieme i vari berluscones per ovvi motivi: nel loro caso c'è un continuo andare e tornare(non ultimo Storace), più o meno sottobanco e davvero è impossibile generalizzare, la pecunia puzza e non mai.

Torno a leghisti e radicali. Anzi lascio subito stare i leghisti. Radio Padania basta e avanza per cercare di capire base verde, dirigenza verde e il rapporto che li lega (ahah, ho fatto la battuta, pessima...)
Il vero scopo di questo post è parlare dei radicali. Sono loro quelli che in percentuale altissima animano di più il vivace dibattito politico che ogni giorno esiste in rete. Non perdonano nulla a nessuno. Si ricordano tutto di tutti. Sono dei nerd della politica. Invincibili. Conoscono fino all'ultimo consigliere di qualcosa di qualsiasi territorio.
E arrivo alla corda che più mi sta suonando.
Non hanno paura di sbeffeggiare e attaccare le incoerenze del Partito democratico incapace di mandare a casa Berlusconi. In questo sport, addirittura, sono gli unici che riescono a battere gli stessi democratici che amano odiarsi e tagliarsi gli attributi da soli. Straordinari, questi radicali, per la loro costanza e persistenza, direi.

Ecco. Ora voglio proprio vedere questi militanti radicali come affrontano la questione del giorno, soprattutto del loro giorno. I deputati radicali eletti nelle liste del Partito democratico(manco a farlo apposta...) si emozionano al solo sentire la voce di Marco Pannella, anziano della politica italiana che negli ultimi giorni sta dicendo cose di questo tipo. 

In parole povere, i radicali starebbero riflettendo se entrare o meno nel governo più ostile ai cosiddetti diritti civili da loro tanto giustamente difesi, per non parlare della coerenza tra pubblico e privato degli esponenti dell'esecutivo, primo su tutti colui che non a caso è primo ministro.
Attendo di notare anche su tale questione il loro solito e tipico livello di precisione di analisi. Daje!


UPDATE: Metilparaben si chiama fuori, con un post di una chiarezza che invidio.

(...) "Marco, naturalmente, è liberissimo di trattare con chi vuole. Senza la mia iscrizione, però. Per il poco che vale".

Mi pare sia il più letto, comunque tanto di cappello.


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sabato 5 febbraio 2011

La sinistra italiana nuoce gravemente alla salute. "Per fortuna" a pochissimi...



Primo. È lungo questo post. Molto lungo e noioso praticamente per chiunque.
Secondo. Non mi appassionano gli scritti di chi non si firma con nome e cognome sempre e comunque. A me piace evitare di rischiare di non essere riconosciuto.
Terzo. 'Sto giro, però, faccio una eccezione. Non riesco ad evitarla.
Quarto. Bisogna sempre stare ad ascoltare cosa hanno da dire i sassolini che escono dalle scarpe.
Quinto. Le vicende della sinistra italiana sono vissute a pieno(e a Roma) da meno di 50 persone e conosciute sì e no da un centinaio (al massimo "ammetto" un moltiplicatore di correzione compreso tra 1 e 2). Se in qualsiasi misura si ha a cuore la sinistra italiana sconsiglio di provare a calcolare quanti dei circa 60 milioni di italiani seguono con un qualche sentimento queste vicende.
Sesto. Io sono uno di questi pochissimi, malati di sinistra, malattia sostanzialmente inesistente nell'Italia non dirigenziale. Rivendico di farne parte di diritto visto che un sabato pomeriggio di una bella giornata invernale sto qui, molto probabilmente, a consumare inutilmente i miei polpastrelli.
Settimo. Se Berlusconi e la sua destra possono avere Ruby e similia, la sinistra che comanda(qualcosa nell'Italia berlusconian-leghista che però "se ne frega" di combattere per sconfiggerla) può avere i sassolini di cui al punto quarto...
Ottavo. Seleziono a mio piacere un pezzo per ogni puntata di un "racconto" appena pubblicato su The Front Page. Mai mi sarei immaginato di poter fare una cosa del genere con tanto "divertimento".
Nono. Rivendico con orgoglio, pure, l'aver dato un nome, a modo e per conto mio in tempi non sospetti, a quelli che in questo racconto edito da TFP vengono chiamati "barbudos". Io li chiamo da un po' "barbette atee ma devote e pettinate", non ho potuto farne a meno, mea culpa.
Decimo e ultimo. Metto le mani avanti: essere etichettato "veltroniano" non mi offende ma non mi descrive affatto bene, se posso permettermi. Inoltre, scelgo con qualche approssimazione questa immagine di Tom Cruise, visto che la barbetta non è poi così troppo "pettinata"(e oltretutto troppo belloccio rispetto al dovuto).




I dalemiani non esistono (prima punt
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domenica 30 gennaio 2011

"L'ingottino" solo a mezzo stampa


Ho capito. Oggi, a distanza di una settimana, c'è stato "l'ingotto" di D'Alema(attraverso Giannini-Annunziata)
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mercoledì 26 gennaio 2011

Napule mille paure


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"Napule è mille culure, Napule è mille paure". E a me pare che la "colpa" non può essere solo di Saviano e Repubblica. E manco delle primarie, perché alle secondarie che succede allora?
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martedì 25 gennaio 2011

Metterci il cuore


A causa di "impicci" che entro il mese prossimo mi toglierò finalmente, scrivo solo adesso alcune cose che avevo in mente da giorni, e rimando alla prossima puntata fra qualche settimana.

Il ritorno di Walter, Walter se l'è giocato al meglio che poteva: di più tra ospitate a Lingotto2 ancora caldo e interviste (di Walter e di veltroniani strettissimi) non poteva umanamente fare.

Certo, sono sempre passati 3 anni. Scalfari e Maltese se ne fottono di riconoscere questo particolare, aizzando ancora di più l'odio che nel pd c'è per Repubblica, e soprattutto per la Repubblica che ricomincia a incensare Walter.

Io, però, penserei a quei militanti, che coi baffi oppure con "l'americanismo", ci mettono il cuore prima di ogni controffensiva obbligata al vetriolo (o ritorno commerciale oggettivamente sempre possibile)

Mentre il paese va a puttane, sarebbe il caso di fare finalmente 'sto partito. Poi si penserà addirittura a fare, finalmente, anche l'Italia.

p.s.
la parola "Walter" e la parola "finalmente" sono state volutamente ripetute assai
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