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lunedì 22 agosto 2011
Colpi di coda
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timoteocarpita
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21:46
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Il radicalismo è alla frutta più del berlusconismo. Per questo bisogna attendersi colpi di coda maggiori di quelli del Cav., come la polemica attuale contro la "Chiesa", palesemente OT(bisogna pensare alla casa Italia che brucia, per dire) e fine a se stessa. Marco(leggonsi pure commenti su fb) l'ha detto anche meglio: il Pd deve convincersi di voler andare al governo subito.
Se devo scegliere tra la chiesa e i radicali, scelgo la Chiesa. Senza esitazioni. Spero che il Pd non caschi in questa trappola, regalando l'elettorato cattolico alla destra reazionaria.| permalink
lunedì 13 giugno 2011
Analisi di giornata. Fine dell'era berlusconiana
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timoteocarpita
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22:08
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Brevemente, chiaramente. Ecco cosa è successo il giorno che nei libri di storia verrà convenzionalmente fissato come fine del berlusconismo.
Bunga bunga rovesciato, definitivamente
Sberle
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martedì 8 febbraio 2011
Non toccate Gobetti
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timoteocarpita
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20:13
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Con estremo ritardo scrivo il mio umile commento sull'editoriale di oggi di Repubblica, firmato da Ezio Mauro. Accampo più o meno questa scusante: forse facevo il liceo quando sono stato "fomentato" così tanto da un fondo di Repubblica.
Aggiungo le poche e istantanee parole con cui ho corredato il link all'articolo postato su facebook. Come tutti gli altri status qui almeno rimangono in un archivio. Non volano via.
VIVA L'AZIONISMO, alla faccia dei berlusconiani e dei dalemiani...aaaaaaaah, l'ho detto!!!
NON TOCCATE GOBETTI!
Sottolineo alcuni passaggi dell'articolo di Mauro, che a mio piacimento spiegano in maniera discreta il mio urlo facebookiano di sopra. Credo che si capisca abbastanza bene il perché Berlusconi tema questi fenomeni, ha capito che non ci sono solo quelli che sanno parlare e scrivere bene a pensarla così. E credo che si capisca bene anche perché il Partito democratico faccia ancora fatica a nascere...
(...)
Eppure la storia breve del Partito d'Azione è una storia di fallimenti, che nel sistema politico ha lasciato una traccia ormai indistinguibile. Gli ultimi eredi di quell'avventura, nata prima nella Resistenza e proseguita poi più nelle università e nelle professioni che nella politica, sono ormai molto vecchi, o se ne sono andati, appartati com'erano vissuti, in case piene di libri più che di potere. Ma l'idea dev'essere davvero formidabile se ha attraversato sessant'anni di storia repubblicana diventando il bersaglio dell'intolleranza di tutte le destre che il Paese ha conosciuto, vecchie e nuove, mascherate e trionfanti, intellettuali e padronali: fino ad oggi, quando si conferma come il fantasma d'elezione, fisso e ossessivo, persino di questa variante tardo-berlusconiana normalmente occupata in faccende ben più impegnative, personali ed urgenti.
(...)
gli azionisti sono pericolosi due volte. Perché non portano in sé il peccato originale del comunismo, che contrassegna gran parte della sinistra italiana, e perché non scelgono l'anticomunismo, come dovrebbe fare ogni buon liberale. Anzi, questo liberalismo di sinistra rifiuta l'equidistanza tra fascismo e comunismo, che porta il partito del Premier e i suoi giornali addirittura a proporre la cancellazione della festa della Liberazione, come se il 25 aprile non fosse la data che celebra un accadimento nazionale concreto e storico, la fine della dittatura, ma solo una sovrastruttura simbolica a fini ideologici. Così, Bobbio denuncia come la nuova equidistanza tra antifascismo e anticomunismo finisca spesso ormai per portare ad un'altra equidistanza, "abominevole": quella tra fascismo e antifascismo.
(...)
Guglielmo Giannini, d'altra parte, sull'"Uomo Qualunque" derideva gli azionisti come "visi pallidi", Togliatti chiamava Parri "quel fesso". Ottima compagnia, dunque. Soltanto, converrebbe lasciar perdere Gobetti. Perché a rileggerlo, si scoprirebbe che sembra parlare di oggi quando scrive degli "intona-rumori, della grancassa, di un codazzo di adulatori pacchiani e di servi zelanti che facciano da coro", che diano "garanzia di continuità nella mistificazione", "armati gregari" che sostituiscono "la fede assente", perché "corte e pretoriani furono sempre consolatori e custodi dei regimi improvvisati con arte e difesi contro i pretendenti".
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domenica 14 novembre 2010
W la politica W il mercato
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timoteocarpita
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08:57
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Da qualche giorno tutti credono nella fine dell'Italia berlusconiana, nemmeno immaginabile fino a poco tempo fa.
Alcuni(non le opposizioni) addirittura danno già prova di pensare seriamente a come uscire, individualmente, dal tunnel.
Noi cerchiamo di ragionare su cosa serve per avere un'Italia unita che funzioni da nord a sud.
http://www.thedailyweek.it/articolo/italian-week/w-la-politica-w-il-mercato | permalink
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