martedì 31 gennaio 2012
Le opposizioni di Monti (nuovo numero di qdR online)
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timoteocarpita
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16:45
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Il governo Monti ha mantenuto la prima promessa. Dopo la prima fase basata sui sacrifici, passati alla storia con le lacrime della Fornero, dal 20 gennaio scorso è iniziata a tutti gli effetti la seconda. Quella totalmente dedicata a risollevare il paese. Come? Con le liberalizzazioni. Senza tabù, come ha sottolineato due domeniche fa il presidente del consiglio a In Mezz'Ora dalla attenta Annunziata.
Dopo più di due mesi di analisi su questo nuovo governo ce ne sono a volontà. Tanti dicono che è palesemente un governo di destra. Una destra europea, non ha la volgarità, l'incoerenza e l'inutilità del berlusconismo. Ma questo non deve indurre in errore: sempre di destra trattasi. Monti è un "liberale conservatore", dicono. E subito viene la voglia di imporre una riflessione su cosa significhi, oggi, "conservatore" e cosa "innovatore trattino progressista". Nel senso che fa progredire il paese, tutto, nel suo insieme.
Altri ancora si limitano a dire che si tratta di un governo liberale e (turbo)liberista; al massimo ricordano, ormai per la noia di chi ascolta, che il tutto è nato a Todi, con la benedizione e organizzazione dietro le quinte delle gerarchie vaticane. E, ovviamente, per la gioia di banche, assicurazioni, e della massoneria di cui Monti sarebbe un esponente "a sua insaputa".
Suggestivo il Neri Marcorè che ha inaugurato il palco di Show Must Go Off con un Casini che arriva "mascherato" da Monti, ma che subito ci tiene a "tirar fuori" la sua vera faccia. A questo, in un nanosecondo, si collega il commento di quanti rivedrebbero in Monti il Forlani leader della destra Dc.
Utilizzando queste e altre "argomentazioni", stiamo continuando ad assistere all'autoproclamazione di diverse opposizioni. Diverse perché starebbero in luoghi e con funzioni differenti. Diverse perché tra di loro, in teoria, non dovrebbero avere nulla in comune dal punto di vista delle "proprie idee propositive".
Ecco perché mi viene da dire che è diventato un divertissment ragionare sulle opposizioni a Monti. Ma non lo ritengo un giochino inutile. Mi pare evidente che elencare tutti i soggetti che gli stanno esprimendo avversità faccia riflettere a fondo. E questa operazione, a mio avviso, può risultare quasi catartica. Facciamola.
Cominciamo dall'opposizione "dura" e più visibile: la Lega che in parlamento ha mollato Berlusconi e che da subito ha tuonato contro "il governo dei banchieri" in difesa del "popolo padano". Dopo 20 anni di ministeri e governo centrale (quello che sta nei palazzi romani per intendersi), si è risvegliata di colpo nel 1992, in piena manipulite e di nuovo col cappio in mano. Salvo poi, en passant, salvare Nicola Cosentino e mettere in scena quel teatrino "maroniani contro cerchio magico" che ha fatto morire dal ridere. Ma poi della recentissima manifestazione di piazza a Milano cosa è rimasto? Credo la corbelleria detta da Renzo Bossi sui "fischi fuori sincrono", perché che Bossi, padre, faccia cadere Formigoni non ci crede nessuno. Mica è il nipote di Mubarak.
Passiamo al binomio Idv-Sel. Entrambi, da mesi, senza se e senza ma spalleggiano palesemente il sindacato duro e puro della Cgil (e Fiom). Ma quella di Di Pietro è una semi-opposizione parlamentare: l'Idv ha votato la primissima fiducia a Monti e adesso "farà le pulci pure a lui". Quella di Vendola invece è una opposizione totale e fuori dal parlamento. Comprensibili entrambe le scelte. Ma sono condivisibili? Nella recente conferenza stampa i due leader hanno dichiarato che "restano disponibili" ad allearsi col Pd nonostante che il partito di Bersani appoggi Monti convintamente. Ma perchè? Per fare cosa? Per riuscire a governare l'Italia tutta un giorno? Questa è un'impresa che richiede molta fatica e zero populismo in nessun frangente, da qui al medio periodo. Oppure l'hanno detto semplicemente per restare alleati nei governi locali che interessano di più? E lo stesso vale per il PD: avremo mai il coraggio di rischiare di vincere le elezioni nazionali per governare e quindi migliorare l'Italia intera?
C'è poi l'opposizione dei sindacati, anche questi di colpo tornati a indire conferenze stampa e scioperi unitari. Incredibile. Ma "sotto" Berlusconi, cioè fino a meno di 100 giorni fa, perché hanno tanto amato dividersi? Da questo punto di vista è' giusto riconoscere maggior coerenza alla Cgil, piuttosto che a Cisl e Uil che all'improvviso ostentano la loro opposizione molto di più con un governo che prova a fare tutto quello che è possibile rispetto a quello precedente che, ad esempio, non ha avuto il ministro dello Sviluppo economico per mesi e mesi. Ma tutti e tre hanno un problema che ormai devono affrontare per forza: questo governo glielo ha fatto capire già con la riforma del sistema pensionistico, e ora sarà ancora più evidente con la riforma del mercato del lavoro. Questi sindacati non rappresentano tutti i lavoratori. Ma solo quelli a loro iscritti, e quindi non possono arrogarsi il diritto di essere gli unici difensori del lavoro. Esiste un oceano di gente che deve trovare uno straccio di modo per farsi rappresentare: dai precari, alle partite Iva, a chi ai sindacati non si iscrive più.
Poi ci sono i comunisti. Quelli che legittimano i berluscones a utilizzare ancora questo capro espiatorio nei suoi proclami. Sono divisi in mille partitini, sempre di più le sigle (e gli iscritti?), e sono come il prezzemolo: ovunque in tv. Un giorno ci chiederemo quante persone rappresentano. Giorni fa Rizzo, che non sta nè con Diliberto, nè con Ferrero e neanche con Ferrando(perdonatemi se ho dimenticato qualcuno), su Twitter annunciava che sarebbe andato al Tg4 di Emilio Fede. In quella sede ha ricevuto applausi dal direttore, che pure a lui questo Monti piace poco.
Ci sono anche i malpancisti di Pdl e Pd, quelli che in parlamento devono fare buon viso a cattivo gioco. Ma provano a trovare boccate d'ossigeno (di consensi) nei giornali di area più "rivoluzionari". Il Giornale e Libero da una parte e dall'altra l'Unità, seppur in maniera meno evidente, danno sfogo ai fastidi e ai problemi che appoggiare questo governo sta portando a chi, in entrambi gli schieramenti, non ne è convinto per nulla e anzi attacca Monti appena può. In questo hanno maggiore gioco gli amministratori locali di fama nazionale, sia di Pdl che di Pd, che possono "fare il populismo" che gli occorre per tenere buoni i propri elettori.
Recentemente ho avuto modo di notare anche un'altra sorta di opposizione, molto meno rilevante e popolare, ma che ritengo interessante analizzare. Dalla Gruber una dirigente Udu(il sindacato degli studenti "di sinistra") ha ostentato al meglio quanto alcuni giovani siano (stati) convinti che si dovrebbe "odiare" un Martone(ospite della trasmissione), non capendo che questo atteggiamento "televisivo" (tra l'altro figlio proprio di quel berlusconismo che a sinistra si imputa ad altri) fa esattamente il gioco di un Martone e dei "tecnici": aumenta la loro popolarità e soprattutto il consenso delle persone nei loro confronti. Ammesso e non concesso che Martone (e gli altri ministri) abbia sempre e comunque torto a prescindere e/o sia in malafede. Apro e chiudo una parentesi. Il termine "sfigati" è stato un errore del professor Martone da cerchiare in rosso. E il viceministro, infatti, lo ha ammesso: anche questo alla fine è una rarità nella politica italiana. Ma cavalcare il populismo dell'anticonformismo è ancora più grave. Soprattutto se il problema esiste e non si danno soluzioni chiare, concrete e fattibili per risolverlo. Gli italiani non sono idioti, lo capiscono. Chiusa parentesi.
(continua a leggere su qualcosa di Riformista.
Ecco gli altri articoli di questo numero:
- Monti e Fornero: fatela la rivoluzione del lavoro di Antonio Funiciello
- Che il gatto sia bianco o nero, ciò che conta è che mangi il topo di Boldrin-Brusco-Trento
- Un bel tiro di sponda di Claudio Petruccioli
- Ceccantum: un po' più ispanico che tedesco di Francesco Clementi
- La Cgil e i gioiellieri di Antonello Paciolla
- Chi ha la Germania, ha l'Europa? di Alessia Parlatore
- Il cubo di Rubik di Carla Gaiani
- I cristiani in preghiera per l'unità di Danilo Di Matteo
- Il Pd e la scommessa Sicilia di Giampaolo Scaglione
- Cosa si può fare per tornare a scegliere? di Antonello Dainelli )
lunedì 30 gennaio 2012
La finanza come la maestra che torna in classe
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timoteocarpita
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19:13
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Ma quindi bastava far capire che i controlli esistono!?
L'uomo non è cattivo, ha solo bisogno dei guardiani. Non ci ricordiamo quando andavamo a scuola cosa succedeva appena usciva la maestra?
Comunque sono compiaciuto assai che a destra non abbiano urlato che sembra di essere nella DDR. Ma forse perché il tempo delle favole è finito. | permalink
sabato 28 gennaio 2012
Verità profonde
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timoteocarpita
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16:29
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Serve pazienza con i radical-chic che amano solo stare tra loro nei salottini del centro. Ma quando ti dicono di essere loro la "vera sinistra" ridi. Capisci che in realtà "considerano" l'altro(italiano e non) solo per fare un piacere a se stessi. Tiocfaidh ár lá | permalink
venerdì 27 gennaio 2012
ACAB
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timoteocarpita
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19:18
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Lo vado a vedere stasera. Già so che mi piacerà. Davvero, non mi capita sempre (e consiglio la recensione di Alessia Fedele).
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Il PD di Assisi per l'alternativa progressista
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timoteocarpita
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06:51
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(un mio breve articolo scritto per Micropolis del 27 gennaio, mensile umbro di politica, economia e cultura)
Stiamo, ancora, vivendo una crisi economico-finanziaria senza precedenti nel secondo dopoguerra. E in Italia, in maniera più marcata, stiamo assistendo anche ad una profonda crisi della politica e delle rappresentanze sociali, tutte. Risulta ormai difficoltoso per le persone mettersi a rintracciare e a distinguere la “buona politica”.
Alla fine del 2011 il Partito democratico di Assisi ha celebrato il terzo congresso dalla sua nascita nel 2007. La volontà che lo ha animato con più forza e il risultato ottenuto hanno finito per coincidere. Il Pd di Assisi in questo 2012 proverà con tutto se stesso a riportare la politica a parlare di idee e soluzioni per i problemi concreti. Verranno lasciate da parte le famose “vecchie appartenenze”, non per un mero esercizio di facciata, ma molto semplicemente perché queste non portano da nessuna parte e, anzi, procurano danno.
Già da queste settimane l’obiettivo è chiaro e allo stesso tempo ambizioso: dare risposte alle difficoltà provocate dalla quotidianità e da questa crisi al nostro territorio. Giorno dopo giorno daremo il nostro contributo contingente, elaboreremo al meglio le nostre idee in connessione con quello che succede nella nostra realtà.
Vogliamo una città vivibile e accogliente con i servizi che merita. Cultura e turismo sono due capisaldi della nostra idea di sviluppo della città. E vogliamo trasparenza perché crediamo nella partecipazione dei cittadini al governo. Vogliamo un PD di Assisi radicato nel territorio grazie a forme anche nuove. E avremo un rapporto sano e proficuo col nostro, purtroppo, unico consigliere comunale. La stretta collaborazione col nostro gruppo consiliare rappresenta, comunque, una novità molto rilevante per l’efficacia e l’efficienza del nostro giovane partito.
In questo modo crediamo che alle prossime elezioni comunali sarà possibile offrire ai cittadini assisani una alternativa progressista credibile, quella alternativa forte di governo riformista che questa città non ha mai conosciuto. | permalink
mercoledì 25 gennaio 2012
Come abbiamo fatto a stare senza DeA?
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timoteocarpita
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16:00
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E' tornato. L'ho già scritto più volte su Twitter. Ma non è su Fb, è tornato solo, si fa per dire, con un blog, che è già di nuovo alimento di ogni giorno. Come caspita abbiamo fatto a stare senza? Abbiamo faticato più del possibile, infatti. Per fortuna siamo riusciti a farlo tornare.
Tutte queste smancerie capirete quanto sono legittime. Vi basterà leggere cosa ha scritto sullo "sfigati" di Michel Martone, il vice-ministro, ora, più conosciuto d'Italia.
Ha riassunto tutto ciò che di buono e giusto si può commentare, noi possiamo commentare. E noi siamo tanti, ormai lo sappiamo.
Riporto i passaggi che preferisco io, ma qui leggetevelo tutto, davvero, compreso il post scriptum!
La compassione, la rabbia e la scocciatura, di chi attacca Martone, derivano dal fatto che, in un modo o nell’altro, mentre bamboccioni potevamo non dirci tutti, sfigati lo siamo un po’ tutti, oggi. Chi più chi meno. Ed ecco le sirene| permalink
[...]
Gentile viceministro, il problema è tutto qui. Sono troppi anni, è troppo tempo, che le nostre sirene sono molto meglio di Penelope.
Altro che Irene Papas!
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