lunedì 1 aprile 2013
Il meglio deve ancora venire
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timoteocarpita
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01:37
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Non scrivo qui da settembre. Sono di quei blogger che hanno vissuto in maniera drastica il boom di facebook e Twitter in Italia. Non sono riuscito a mantenere costanza in questo blog, aperto il 24 aprile 2006.
Adesso, a meno di un mese dal suo settimo compleanno, mi prendo l'ultimo impegno sensato. Altrimenti perde per sempre senso questo blog. L'impegno è almeno un post a settimana.
Che poi si tratta di ridurre facebook e Twitter, dove il troppo ha già "stroppiato", dunque tutto di guadagnato da ogni punto di vista.
Stasera è bene mettere in archivio il festeggiamento, finalmente, del 101. Con i "quattro amici al pub".
E il meglio deve ancora venire, ripeto, su ogni corsia. Ovunque.
Serena Pasquetta!
ps non è per nulla un pesce d'Aprile. Mai come quest'anno.
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mercoledì 19 settembre 2012
Il surfista e il centravanti
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timoteocarpita
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11:26
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E dopo la discesa in camper, ora è il momento dell'amato surf. "Il surfista e il centravanti" è il titolo della rubrica di Gramellini di oggi su La Stampa. Banale sottolineare che si stratta di un titolo che questo blog e il sottoscritto li "fomenta abbestia", come si dice a Roma.
Ma, ancora di più, ci tengo a rimarcare che da molto tempo ho capito che si fosse sulla strada giusta, che 'sto sindaco di Firenze non fosse un fenomeno da baraccone. Da tempi non sospetti, prima di molti altri, e sopratttutto prima di qualunque "bandito in cerca ora di nuova verginità", rivendico di essermi semplicemente e coerentemente ritrovato per idee, passioni, e pure istinto. Senza mai averci spiccicato parola, solo molto recentemente e di sfuggita l'ho incontrato, ed è stata un'ulteriore conferma oltretutto di modi schietti e concreti.
Ok, buona lettura. E buon proseguimento...Augh!
Quando si alza, l’onda del disgusto sommerge tutti, tranne il surfista che ha il coraggio e il tempismo (doti che a Renzi non fanno difetto) di montarci sopra. | permalink
venerdì 14 settembre 2012
Dare il senso alla storia. Adesso!
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timoteocarpita
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10:43
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da The Week
Da tempo avverto la necessità, singolare dirà qualcuno, di sottolineare aspetti della sinistra italiana che a me sembrano palesemente incoerenti, e per scelta della stessa sinistra italiana. Nessuno le ha ordinato di dire certe cose e poi far intendere il contrario, o addirittura dirlo.
A mio avviso, se ha ancora senso parlare di destra, sinistra e centro, di sicuro c’è oggi una necessità estrema di essere chiari, oltre che avere idee chiare da comunicare. Prima di tutto mi pare evidente che c’è bisogno di ridefinire in modo adeguato cosa si può o deve intendere oggi per progressisti (e socialdemocratici? Sarebbero avversi ai cosiddetti liberal? Come? Perchè? Si devono alleare con i “moderati”? E chi sono i moderati?).
Ma lasciando questi massimi sistemi ad altre occasioni e a sedi forse più appropriate, qualcosa si potrebbe chiarire già riflettendo su fatti più concreti. Prendiamo il caso Hollande. I pasionari della sinistra italiana si sono ritrovati e tutt’ora rivendicano l’appartenenza a quello che Hollande è riuscito ad affermare e su cui ha preso i voti. L’Hollande che in questi primi mesi di presidenza francese ha deciso di lavorare chiaramente in stretta collaborazione e abbracciando la visione di Mario Monti, non solo in chiave europea. Ma Hollande sta lavorando fianco a fianco con lo stesso Monti che gli stessi “sinistri” italiani non perdono occasione di attaccare e criticare alla base, per così dire, della sua piattaforma politico-culturale. Ciò avviene soprattutto al di fuori del Partito democratico, ma purtroppo anche all’interno del Pd. E’ davvero sostenibile qualcosa del genere? Fino a quale soglia?
Vado avanti con un altro esempio, l’ultimo in ordine cronologico e a me pare esemplare. Qualche giorno fa Vendola, quello che Bersani vuole far alleare con Casini per intendersi, è andato insieme ai famosi Bonelli, Diliberto, Di Pietro e Ferrero a depositare il referendum per l’abolizione dei punti della riforma Fornero che riguardano il celeberrimo articolo 18, quella riforma che il Pd ha votato in parlamento. Già molti prima di me hanno fatto notare che ciò rappresenta un problema, diciamo, se si vuole dire agli italiani di governare il paese insieme a Vendola. Io vorrei soffermarmi sull’utilità che tutto questo “teatrino” ha per la battaglia progressista. Dunque, quale sarebbe?
Il tutto mi risulta sostanzialmente insopportabile se poi uno legge e aggiunge alla matassa che è molto probabile(se non già scritto) che un Francesco Rutelli ritorni in un listone “democratico” alle prossime politiche. E banalmente si vocifera che proprio su questo si basa la candidatura di Tabacci alle primarie del centrosinistra.
Ad ogni buon conto è sul governo Monti(ha fatto macelleria sociale sì o no?), sulla agenda Monti per il futuro, che il Partito democratico in primis, volente o nolente, sarà costretto ad essere chiaro e credibile. E mi pare, adesso, definitivamente costretto, dopo quello che ci si aspettava che dicesse e che oggi a Verona ha detto Matteo Renzi. | permalink
sabato 4 agosto 2012
Buon agosto.
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timoteocarpita
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10:59
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Un ciclo è finito. E ha indicato chiaramente su cosa devo lavorare, mercati vari e differenti compresi. Giuro che non ho bevuto: è oggettivamente tanta roba da finire di sistemare per bene. Per poi declinare nuovi metodi, adatti alla nuova stagione. Perché le idee di base restano sempre quelle, ma bisogna continuare a veicolarle al meglio.
Dunque ho proprio bisogno di una vacanzina, che accompagni tutto questo breve processo. E, volenti o nolenti, so esattamente anche dove. Che poi a settembre tocca essere in forma globalmente. Per il pubblico e prima per forza per il privato, e pure per le sfere miste. Augh!
(Nel frattempo mi sono convertito al giallo. Prima pensavo fosse solo il colore di questa mia estate 2012. E invece. Non era stato quindi un caso che già era stato deciso come colore sociale della squadra di calcetto che stiamo mettendo su per la prossima stagione. Poi mi sa che mi trovo pure una cuffia gialla e mi ci alleno anche in vasca)
p.s.
agli amici che mi dicono di finirla di fare il criptico, che hanno ragione...
...questo post in verità lo voglio classificare come ultimo figlio degli insegnamenti di Jack Folla | permalink
venerdì 27 luglio 2012
10 app per iPad
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timoteocarpita
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18:38
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(da The Week)
Mi concentro su app presenti o realizzate appositamente per iPad, ma Skype comunque non può mancare. Con l’aumento della presenza di reti Wi-Fi (seppure ancora con lentezza) Skype assume maggior importanza in un dispositivo che permette tutto ma non di fare chiamate o inviare sms. Inoltre con il potenziamento della fotocamera e il miglioramento del display retina, risulta davvero un piacere videochiamare con questo tablet, oltre che molto comodo. Gratuita
Podcast
Ce n’è oggettivamente per tutti i gusti. E in tutti i formati. In tutte le circostanze. Unico avviso, non perdersi dentro i tantissimi podcast offerti, moltissimi gratuiti. Dalle più note trasmissioni radiofoniche italiane, ai video (spesso vere e proprie lezioni caricate su iTunes) di università americane o cinesi. Gratuita.
Tweetbot
Dopo un utilizzo significativo mi pare che sia la migliore app per la gestione di Twitter. La app ufficiale dell’uccellino per i miei gusti è molto meno completa di quella disponibile su iPhone: ad esempio mancano i retweet e il “ti segue”. Oltre ad essere efficiente sotto questi punti di vista Tweetbot appare migliore da un profilo puramente estetico, e anche per quanto riguarda l’usabilità. A pagamento.
Fera
Spesso la app ufficiale di Facebook subisce rallentamenti, blocchi o addirittura va in crash. Ad oggi Fera mi pare la migliore app per gestire facebook dal punto di vista qualità/prezzo (non è gratuita infatti, costa 1,99euro). Per i più affezionati a facebook c’è da dire che visualizza i profili fb e le pagine in maniera leggermente diversa e più completa di quanto appare anche sul normale computer. Insomma altro che “versione mobile”...
Tubebox
Permette di catturare i video da Youtube. Una app fondamentale per chi ha bisogno di reperire materiale video per qualsiasi uso ne abbia bisogno.
Numbers e iMovie
Sono due delle diverse app di casa Apple messe sul mercato per dare agli utenti una offerta competitiva alternativa ai famosi software di Microsoft. Mi pare che queste due, sempre per un criterio principalmente di qualità/prezzo, risultino più indispensabili delle altre. Numbers è sostanzialmente il contraltare di Excel, e permette di lavorare in maniera abbastanza profonda su un foglio di lavoro. Unica accortezza da consigliare è quella di prendere molta dimestichezza con il touch screen, altrimenti qualche arrabbiatura probabilmente arriva. iMovie invece permette di lavorare su materiale video, scaricato dal web oppure direttamente girato con iPad. Presenta un’interfaccia molto intuitiva e delle funzioni più che sufficienti per realizzare prodotti apprezzabili. Entrambe le app sono a pagamento, sotto i 10 euro.
World Atlas
E’ una app offerta da National Geographic che permette di avere il mondo in un dito. Qualsiasi informazione e statistica su qualsiasi paese del mondo. Molto utile per chiunque, non solo per i maniaci della materia. A pagamento.
Teletube
Ad oggi, salvo aggiornamenti che ne depotenzino l’offerta(ossia canali tolti), pare una delle migliori app per vedere la tv da iPad. Fermo restando che ogni grande gruppo televisivo ha la sua app ufficiale (di molto migliorata quella della Rai, anche se resta insuperabile quella di SkyGo), Teletube offre tanti canali delle tv estere e internazionali in un posto solo. In ogni caso questo segmento delle app per tv si caratterizza per repentini cambiamenti del’offerta di settimana in settimana, a causa del continuo monitoraggio apunto delle dirette interessate, le emittenti televisive...
Simcity DLX
Uno dei giochi per PC più conosciuti nei cosiddetti anni zero. Ora cerca di ricollegarsi su web e nuovi dispositivi mobili, come appunto iPad e gli altri tablet. C’è da dire che questa versione “Deluxe” non presenta significativi aggiornamenti rispetto alla versione SimCity, anzi, sostanzialmente siamo lì. Ma chi è affezionato a questo tipo di gioco di strategia, o proprio a SimCity, probabilmente spende pochi euro per averlo sempre con sè quando ha un ritaglio di tempo. | permalink
giovedì 5 luglio 2012
RAISPORT E L'ITALIA DA ROTTAMARE
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timoteocarpita
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09:14
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(da The Week) C’era una volta Nando Martellini. Ho fisso in mente il ricordo di quella Vhs in cui si raccontavano le imprese italiane del passato, l’europeo 1968 e il mondiale 1982. Rimane chiarissimo nelle mie orecchie quel “Ortiz De Mendibil”, come un breve verso letto in metrica, ed era solo il nome dell’arbitro della finale contro la Jugoslavia ricordato a fine partita. C’era una volta anche lo stesso Bruno Pizzul (ora non più in Rai), che a differenza di Martellini non ha avuto la fortuna di raccontare in diretta vittorie finali, ma ci ha fatto emozionare lo stesso. Tutti ricordiamo il mondiale statunitense del 1994, quel chiamare per nome “un grandissimo Roberto” (Baggio) mentre scartava, “convergeva verso il centro” e segnava contro Bulgaria e Nigeria e ci portava in finale. E oggi? Oggi, alla sofferenza, legittima, della partita, dobbiamo aggiungere di default l’insofferenza per una telecronaca e per il cosiddetto commento tecnico (durante, e soprattutto prima e dopo le partite). E francamente non se ne può più. Se addirittura giorni fa si è mosso anche Aldo Grasso e ha tuonato dalle pagine del Corriere, allora la situazione è diventata davvero drammatica e insostenibile. Il problema non è trovare un telecronista che sia “rispettoso” dei suoi predecessori e dei contemporanei che lo ascoltano (peraltro, almeno uno, secondo opinione comune, esiste: Stefano Bizzotto). Il problema è generale e non è per nulla forzato o esagerato prenderlo come specchio perfetto della situazione complessiva del paese Italia. Situazione drammatica e si spera non tollerabile oltre. Gli appassionati di calcio sono stati costretti a seguire questi europei su e con RaiSport. E non era necessario monitorare Twitter per concludere da soli che il servizio offerto non era scadente ma, a mio avviso, al limite dell’allucinante. Nomi sbagliati a ripetizione, battute incomprensibili o fuori luogo, commenti banali se andava bene, silenzi e noia. Ciò si palesava anche meglio al di fuori dei 90 minuti delle partite, durante i programmi costruiti intoro all’evento Europei di calcio. Si assisteva, ripeto, se andava bene alla fiera dell’ovvio, inermi davanti ad una tv di mediocrità da tanti punti di vista, ospiti compresi. Il grandissimo Francesco Pannofino non può essere il commentatore di punta, come non poteva esserlo 4 anni fa Teo Teocoli. Su Twitter, e sui social più utilizzati, nel frattempo infatti si rimpiangeva profondamente non il Caressa di “Andiamo a Berlino Beppe”, ma quella “filosofia” e quella prassi che Sky ha saputo far conoscere, apprezzare e quindi far richiedere anche altrove. Vale a dire un insieme di giornalisti (ed ex calciatori) preparati e sempre spigliati, comunicativamente agili, fissati sull’aggiornamento secondo dopo secondo, attivissimi in rete. Non sarà un caso che la loro età media è significativamente molto più bassa di quella presentata da RaiSport, che appare (ed è) ancorato al passato, lo specchio fedele, appunto, di un paese in affanno perchè non vuole rinnovarsi. In Rai non esiste l’esperto di tennis, di basket, di calcio o di nuoto. Invece esiste l’essere amico di, parente di, raccomandato da. Da persone, chiaramente, non nate negli anni 70 o addirittura ‘80. Da qui è facile, e mai banale, ricollegarsi ai grandi temi extra-sportivi, come ad esempio quello della privatizzazione della Rai, perchè appunto non si fa fatica né si sbaglia a generalizzare la questione "RaiSport". Si tratta di "grandi" argomenti e relative riflessioni che si trovano ben approfondite da queste parti... | permalink
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